Powered By Blogger

martedì 5 agosto 2014

L'integrazione, questa sconosciuta




Vivo in una zona dove la presenza di extracomunitari è abbastanza estesa. Specie se guardo appena verso sud e verso l’interno, ci sono piccole e grandi comunità, cinesi e non, che lavorano da tempo senza farsi vedere, ma che negli ultimi anni sono venuti alla luce del sole con negozi, anche di dimensioni non trascurabili. Qualche settimana fa ero in macchina con mio figlio, abbiamo incrociato una di queste attività (in foto) ed io gli ho detto “vedi quell’insegna ? volenti o nolenti il futuro è quello …”. Ora, c’è quella parte di me, e molti padri certamente ce l’hanno, che vuole dare l’impressione ai figli di sapere come andrà la società in futuro: è però anche vero che la presenza di raggruppamenti non indigeni è un dato di fatto, solo che molti non lo accettano o ritengono scomodo (ingiusto ?) che questa gente si sia stabilita da noi. “Hanno un costume diverso e devono restare a casa loro”, ho sentito dire alcune volte.

Senza spolverare concetti socio-antropologici tipo il capitalismo e i flussi migratori che ha generato su tutto il globo, la storia insegna che il fenomeno dello spostamento delle masse da zone povere a regioni più ricche e con una migliore qualità della vita è pressoché inevitabile, stupido chi trascura l’argomento e lascia morire (rendendosene complice) gli immigrati sui barconi a largo delle coste siciliane. Intendo la Comunità Europea, se non era chiaro. Ma, se ci pensiamo bene, quanti degli italiani emigrati negli Stati Uniti o in centro Europa, con fatica e sacrificio, erano stati ben accetti nei primi tempi ? quasi nessuno. Gli americani ci vedevano sporchi, arretrati e scansafatiche, in Germania ci trattavano al limite dell’umano e in Svizzera facevano già allora (continuando ancora oggi) referendum per chiudere le frontiere. Perciò, le reazioni odierne di chi chiama ancora “musi gialli” i cinesi, di chi vorrebbe rimpatriare i fratelli africani o delle varie leggi Cozzi-Pini (per dirla alla Camilleri) non sono affatto nuove. Con la differenza che il luogo di destinazione dei migranti di allora funzionava forse meglio: chi accoglieva, anche se malvolentieri, aveva capacità organizzative e sapeva imporsi con la legge (e talvolta anche con la forza, purtroppo) di gran lunga meglio di come riusciamo fare nel bel paese oggi, anno di grazia 2014.

Per me è questo lo snodo, ed è triste ammetterlo da cittadino italiano. Ci manca un sistema efficace (leggasi "politica") per controllarne l’ingresso e favorirne una sistemazione decente, per non dire della pressante necessità di definire commercio ed economia che ne conseguono. A detta di taluni integralisti dovremmo sbarrargli le porte, ma allora: ci chiudiamo anacronisticamente al mondo, viviamo senza più nessuno scambio credendoci i migliori, per cui non abbiamo bisogno di nessuno ? oppure facciamo integrare queste persone con le rigide ed opportune regole (la Legge con la L maiuscola) come succede in molte altre parti del mondo? del resto, molti si sono già dovuti inserire in alcune campagne, con stipendi da fame. Ed ancora, esasperando il concetto, non è forse il caso di cambiare l’Italia a partire da noi, dai nostri pregiudizi e da quella volontà conservatrice e amorale che non riusciamo a scrollarci di dosso ? Perché il futuro sociale, quello vero, non solo quello presentato ad un figlio da un papà ironico e saccente, è fatto di popolazioni multietniche, con tutta la responsabilità che ciò significa. Ed in altri posti si tratta già di un attivo presente.

Forse le generazioni passate e la mia (diciamo dai 40 in su) non erano pronte a questo cambiamento che è soprattutto culturale, oltre che giuridico e legislativo. Ma non può più essere un alibi, specie per chi si troverà l’eredità che ne consegue negli anni venturi. Qui non c’entrano la compassione, la carità umana o cristiana, il buonismo televisivo da due soldi. Urge diffondere una forma mentis nuova in tale contesto, basata su un sentimento che si va perdendo, il rispetto. Reciproco, naturalmente.

Nessun commento:

Posta un commento