mercoledì 23 maggio 2018

Mangi salato? Ora non hai più alibi


Diversi secoli fa, il sale era elemento prezioso della civiltà. Serviva a conservare gli alimenti, era usato come moneta di scambio, e i romani costruirono strade per andarlo a prendere. Bè, una di sicuro, la Salaria, che ho conosciuto meglio vivendo nei pressi della foce del fiume Tronto. Qui, circa duemila anni orsono, vi erano delle saline dalle quali i soldati dell'impero facevano man bassa. E poi c'è il sale della vita, espressione con cui etichettiamo ciò che dà sapore ai nostri giorni, metaforicamente parlando. Ebbene, discorriamone a volontà, se volete, del cloruro di sodio. Quanto all'uso a tavola, è d'uopo fare attenzione.

Un consumo eccessivo di sale può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte. In Italia soffrono di questa patologia il 33% degli uomini ed il 31% delle donne, con una condizione di rischio di circa il 17% ed una distribuzione geografica più o meno uniforme lungo lo stivale. Tale valore scende a circa l'11% se ci spostiamo negli USA, paese dove in genere le patologie alimentari, come l'obesità, sono più severe che da noi - ma i dati della fonte sono questi. Per affrontare tale problema, i ricercatori del Georgia Institute of Technology hanno inventato un sensore elettronico flessibile che può essere incorporato in un piccolo supporto dentale, per monitorare in tempo reale l'assunzione del cloruro di sodio. Il dispositivo può inviare informazioni ad uno smartphone via Bluetooth, fornendo dati istantanei per decidere se eventualmente devi cambiare cibo in quel momento.

Secondo Hong Yeo, il professore di micro e nanoingegneria che ha condotto il team, sarebbe anche possibile fissare il sensore direttamente alla lingua o sotto il palato, visto che si tratta di un dispositivo reso morbido per una migliore gestione di posizionamento e pulizia. Non è stato semplice realizzarlo così soft, da inserire comodamente nel cavo orale: i ricercatori hanno progettato e realizzato un chip con circuiti estensibili, montati su una membrana porosa ultrasottile, che sono alimentati da una batteria ricaricabile molto piccola, con durata di circa 12 ore. Ideale quindi per l'uso durante una giornata, da ricaricare durante le ore notturne o, in alternativa, da utilizzare solo ai pasti, quindi con durata di più giorni. Intanto procede la seconda fase, quella di una ulteriore miniaturizzazione.

Per verificare il dispositivo, Hong Yeo e co. hanno fatto prima bere ad alcuni soggetti dell'acqua con varie concentrazioni di sale. Superata questa prova, è stata la volta di bevande e cibo reali. Prima un sorso di succo di verdura, poi un boccone di zuppa di spaghetti con pollo (Hong Yeo è cinese, non vi aspettavate i nostri spaghetti, vero?), infine qualche patatina fritta. Ebbene, i livelli di sale nel succo e nella zuppa sono stati individuati correttamente dal dispositivo, meno bene è andata con le patatine. In tal caso si sono avuti valori iniziali alti, probabilmente causati dal contatto diretto tra patatine e sensore, poi valori meno significativi. Il dispositivo infatti prevede di misurare la quantità di sale presente nella saliva, come fosse una media di ciò che sta passando per la bocca in tempo reale, ed in quel caso ciò non stava avvenendo. Ma secondo Hong Yeo questi problemi possono essere affrontati con una buona elaborazione dei dati ed una ottima calibrazione del sistema.

Al solito, per la salute la prevenzione è sempre l'arma migliore. In questo caso prevenzione fa rima con dieta sana. Se poi in futuro decideremo di fare uno strappo alla regola, un sensore all'interno della bocca e un'app sul telefono ci diranno quando, per il nostro bene, sarà meglio fermarci.



martedì 15 maggio 2018

La polizia del pensiero cinese



Il buon George Orwell fu più che previdente con il suo romanzo “1984”, coniando l’espressione Grande Fratello (lungi da me il riferimento a certi obbrobri televisivi) e soprattutto definendo il concetto di Polizia del Pensiero. Dite la verità, state pensando ai social network e ad Internet in generale. No, mi riferisco ad altro. Pare che nei paesi dell’Estremo Oriente ne escogitino sempre una più del diavolo. Dopo aver disquisito sul censimento digitale indiano, è la volta della Cina, dove vige un progetto, industriale e non solo, di sorveglianza cerebrale dei lavoratori. Vi sembra surreale? Credetemi, non lo è affatto.

La tecnologia che permette di analizzare le onde cerebrali e collegarle a particolari stati mentali è ampiamente conosciuta e diffusa, ma la Cina l'ha applicata su larga scala, come nessuno aveva mai fatto, nelle fabbriche, nei trasporti pubblici, nelle compagnie statali e in ambito militare, per aumentare la competitività dell'industria manifatturiera e mantenere la stabilità sociale. Almeno così afferma chi ha pensato di attuare il programma. La tecnologia di “lettura” del cervello aiuta a rilevare i cambiamenti negli stati emotivi degli individui. I lavoratori indossano cappucci per monitorare le loro onde cerebrali, dati che i dirigenti utilizzano per regolare il ritmo di produzione e riprogettare i flussi di lavoro. Così facendo può aumentare l'efficienza complessiva, manipolando cioè la frequenza e la durata dei tempi di interruzione, per ridurre lo stress mentale.

Diverse le società, private e statali, che ne stanno facendo uso. Una è la Hangzhou Zhongheng Electric, grossa azienda di impianti elettrici dove, nascosti in caschi di sicurezza regolari, alcuni sensori wireless monitorano costantemente l'attività neurale di chi li indossa e trasmettono i dati a computer. Questi rilevano picchi emotivi come depressione, ansia o rabbia, mediante algoritmi di intelligenza artificiale. La tecnologia è anche in uso presso la State Grid Zhejiang Electric Power, che fornisce l'alimentazione e la rete di distribuzione per case e aziende in tutto lo Hangzhou:  da quando è stato lanciato, nel 2014, il progetto ha incrementato i profitti di circa 315 milioni di dollari. Altro caso è quello della Ningbo Shenyang Logistics: qui i dispositivi principalmente sono  usati per formare nuovi dipendenti. I sensori encefalici sono integrati in cuffie per realtà virtuale, con cui si simulano diversi scenari nell'ambiente di lavoro. Risultato: una significativa riduzione del numero di errori commessi dai lavoratori.

All’interno di Deayea, una società tecnologica di Shanghai, hanno indossato regolarmente questi speciali caschi i macchinisti che lavorano sulla linea ferroviaria ad alta velocità Pechino-Shanghai. Si è potuto così misurare vari tipi di attività cerebrale, tra cui affaticamento e perdita di attenzione, con una precisione superiore al 90%. Ancora, all'Università dell'Aviazione Civile affermano che la Cina potrebbe essere il primo paese al mondo ad introdurre il dispositivo di sorveglianza nelle cabine di pilotaggio dei velivoli, dato che la maggior parte degli incidenti aerei sono stati causati da fattori umani: un pilota in uno stato emotivo disturbato potrebbe mettere a rischio un intero aereo. Viene subito in mente un episodio di qualche anno fa. In tal modo, però, i piloti potrebbero dover sacrificare parte della loro privacy per motivi di sicurezza pubblica.

Ora, se è vero che nella stanza dei bottoni avere il controllo dei cittadini e saperne quanto più nel loro intimo essere può risultare uno strumento perverso ed efficace, è anche vero che vi è un’altra leva che muove simili tecnologie. Nella società globale che richiede e pretende la perfezione nei prodotti e nei sistemi, l’errore non è tollerato. Un dipendente emotivamente instabile in un incarico chiave potrebbe influenzare un'intera linea di produzione, mettendo a repentaglio la propria sicurezza e quella degli altri. Oltre, e soprattutto, il profitto finale. "Quando il sistema emette un avviso, il manager può chiedere al lavoratore di prendersi un giorno di riposo o di passare ad una posizione meno critica. Alcuni lavori richiedono alta concentrazione. Non c'è quindi spazio per un solo errore” ha sottolineato Jin Jia, professoressa di psicologia cognitiva della Ningbo University. Pare che i lavoratori inizialmente abbiano visto con sospetto i dispositivi, com’è naturale; dopo un po' si sono abituati e l’hanno considerato più come un elmetto di sicurezza. Dobbiamo crederci?

Un blog di divulgazione dovrebbe parlare di novità e chiarirle a parole semplici: finire quindi un pezzo con un interrogativo non è il massimo. Ma io lo faccio comunque. A fine maggio entra in vigore il nuovo regolamento europeo della privacy. Riusciranno le nuove normative a fermare questi tentativi spinti di cancellare completamente la privacy di ogni individuo?





giovedì 3 maggio 2018

Insistere sulla sostenibilità agro-alimentare



Nata nel 1970, la giornata mondiale della Terra vuole sin d'allora sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali del nostro pianeta. Ed è stato così anche il 22 aprile scorso. A Roma, al Villaggio della Terra, tra le altre iniziative si è tenuto il talk “Obiettivo 2030, l’Italia e lo Sviluppo Sostenibile”. Ormai da molte parti e da diversi anni, la necessità di spingere verso una crescita sostenibile è continua. Di recente si è mossa anche l'Accademia scientifica dei paesi europei, evidenziando in un loro rapporto che l'attuale approccio comunitario al cibo, all'agricoltura e all'ambiente non è affatto sostenibile.

Poiché l'agricoltura condotta in modo tradizionale contribuisce in modo sostanziale al cambiamento climatico, diventa urgente l'introduzione di un'agricoltura intelligente che tenga conto di questi aspetti. La mitigazione di questo contributo negativo dipende da sistemi smart di gestione territoriale e agronomica, oltre che dagli sforzi per influenzare i comportamenti dei consumatori associati alle eccessive emissioni di gas serra, in particolare gli sprechi alimentari e l'elevato consumo di carne. Mentre le modifiche alle pratiche di gestione del bestiame potrebbero contribuire alla mitigazione dei gas serra, alcuni aggiustamenti più significativi, ma con un termine temporale maggiore, richiederanno un cambiamento della domanda di prodotti zootecnici. Inoltre, in Europa ci sono sempre più possibilità di utilizzare fonti proteiche alternative, come ad ed esempio gli insetti. Siete scettici e forse disgustati al riguardo? Vi capisco, ma temo che col passare del tempo dovremo fare di necessità virtù.

Le accademie nazionali europee delle scienze e l'InterAcademy Partnership (struttura simile ma extra UE), nel rapporto dal titolo “Opportunità e sfide per la ricerca su sicurezza alimentare e nutrizione e agricoltura in Europa”, hanno chiesto pertanto ai responsabili politici di ripensare con urgenza il loro approccio al cibo e all'agricoltura. Essi affermano che l'attuale conduzione silente da parte delle governance nei confronti di queste tematiche sia il modo peggiore di non onorare gli obiettivi ambiziosi posti con la conferenza di Parigi 2015. Un approccio integrato ai sistemi alimentari comprende tutte le fasi coinvolte, dalla crescita delle materie prime fino al consumo dei prodotti finiti, passando per trasformazione, trasporto, commercializzazione e acquisto, evitando il più possibile gli sprechi.

Basilare quindi esercitare un radicale cambiamento da parte dei consumatori. Perché, se non è ancora chiaro, il cambiamento serve innanzitutto a noi, con benefici alla salute derivanti sia dalla riduzione di gas climalteranti, sia degli effetti negativi conseguenti all'assunzione di grandi quantità di cibo da fonti animali. Una stima ha infatti suggerito che l'adozione di decisi orientamenti da parte dell'OMS verso diete sane potrebbe ridurre la mortalità globale fino al 10% e le emissioni di gas serra fino al 70%, entro il 2050.

Oltre a modificare i modelli di consumo, l'utilizzo delle più recenti pratiche e tecnologie agricole, utili alla sostenibilità, restano fondamentali per il futuro del cibo. A tal proposito dalle accademie scientifiche arriva l'invito ai responsabili politici europei a non ostacolare la tecnologia, compresi i prodotti basati sulle innovazioni di genomica. L'agricoltura di precisione sarà importante per le aziende agricole, che dovranno tenersi al passo con nuovi sviluppi e miglioramenti di tecniche già in atto. Si parla di macchine agricole autonome, di coltivazioni biologiche come l'acquaponica, dell'uso di smartphone abbinati a piccoli sensori di imaging iperspettrale per rilevare parassiti e malattie delle piante, oppure parassiti dei pesci in acquacoltura. Le accademie chiedono una migliore integrazione della ricerca e dell'innovazione, al fine di capitalizzare le opportunità scientifiche.

Si tratta in conclusione di un vasto quadro con numerosi focus, ma l’intervento a voce alta della scienza ufficiale ribadisce un concetto fondamentale: l’importanza degli interventi sinergici e coordinati da parte di tutti gli attori coinvolti: decisori, investitori, ricercatori, fino a noi “semplici” cittadini. Il cambiamento del singolo non può nulla, quello di tutti può fare la differenza. Finché siamo in tempo.


(fonte https://www.eurekalert.org/pub_releases/2018-04/eas-eca042318.php; si ringrazia il sito https://envirn.org per la gentile concessione della foto)