martedì 3 marzo 2015

Un tapis roulant può dirci se vivremo a lungo


Nonostante i progressi in campo medico e scientifico degli ultimi anni, non c’è ancora modo di sapere quanto vivremo, conoscendo la nostra storia clinica. E questa può essere una fortuna. Ciò che invece può servire per migliorare la qualità della vita e, se possibile, allontanare il più possibile l’ora fatale, è uno strumento o un metodo che ci dica se stiamo sbagliando in qualcosa e ci faccia correre ai ripari. Alla scuola di cardiologia della John Hopkins University di Baltimora hanno realizzato un algoritmo che può aiutarci proprio per questo, ricavando dalle prove storiche da sforzo cardiaco di moltissimi pazienti un collegamento con l’involuzione della loro salute nel decennio successivo. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista di settore Mayo Clinic Proceedings.

I test da sforzo solitamente rilevano la capacità del cuore e dei polmoni di rispondere ad uno stress fisico e vengono condotti su un tapis roulant o su una cyclette. Sul tapis roulant si procede aumentando anche la pendenza, così da affaticare la nostra pompa sanguigna e registrarne il comportamento mediante elettrocardiogramma (ECG). Il referto parla di cuore e condizioni normali, oppure di varie sintomatologie che costringono il paziente ad ulteriori indagini. Partendo dal fatto che il test dà risultati abbastanza semplificati, i medici di Baltimora sono riusciti a legare lo sforzo fisico, oltre che all’età e al sesso, anche al MET, un indicatore metabolico equivalente per esprimere il costo di un esercizio in termini di energia ed ossigeno consumati. Ad esempio il MET ha un valore di circa 3 per una passeggiata, ma raddoppia o triplica per questi test.

Così hanno analizzato informazioni su circa 58000 persone non in buona forma, di età compresa tra i 18 e i 96 anni, che avevano condotto il test nel Michigan tra il 1991 e il 2009, a prescindere da qual era la causa per cui gli era stato consigliato di farlo. Il passo successivo è stato di abbinare i dati registrati con gli eventi negativi sulla salute di quelle persone, in particolare se erano mancati. Ne è venuto fuori un quadro sorprendente: quando il livello di forma cardiaca e fisica in generale era risultato basso usando il MET, il paziente nei dieci anni successivi aveva avuto un quadro clinico peggiorato e in alcuni casi era deceduto. Il test cardiaco, almeno per queste persone, si è rivelato un buon indicatore della vita futura, anche più dei comuni collegamenti con il diabete o altre malattie a carattere familiare. L’algoritmo sviluppato ha generato un punteggio da -200 a 200, dai grandi negativi ad alto rischio ai grandi positivi a basso rischio. Si è visto, ad esempio, che tra i pazienti con risultato maggiore di 100 ne sono morti solo il 2% nel decennio successivo al test, mentre tra quelli con risultato minore di -100 la percentuale dei deceduti è salita al 38% !

Secondo i ricercatori, il metodo di calcolo determinato permette di individuare meglio le complesse problematiche cardiovascolari, dato che l’ECG da sforzo attuale ha solo una classificazione sano/ammalato. Inoltre sarebbe un segnale chiaro e significativo per illustrare il rischio a coloro che si sottopongono a test di stress, spingendo le persone con risultati bassi a cambiare stile di vita. Ma, tutto sommato, può servire anche a chi sta bene, rimarcando ancora una volta la crucialità di cuore e polmoni e la massima cura che dovremmo avere per questi organi. Che, in altre parole, vuol dire più prevenzione e maggiore attività fisica.


(fonte http://www.eurekalert.org/pub_releases/2015-03/jhm-tpp022615.php ; per chi volesse, qui maggiori informazioni sul MET)

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