lunedì 16 marzo 2015

Modifiche sul DNA umano: il disaccordo di alcuni scienziati


Una parte della comunità scientifica mondiale è seriamente preoccupata sugli esperimenti che si stanno compiendo sul DNA di embrioni umani. Pochi giorni fa sulla rivista Nature è apparso un articolo firmato da 5 scienziati, coordinati da Edward Lanphier, presidente della Alliance for Regenerative Medicine, sita a Washington DC: nell’articolo si invitano tutti i colleghi a rifiutare con fermezza le modifiche di embrioni, anche se per il solo scopo della ricerca.

La manipolazione dei geni in biologia e medicina si può dire sia iniziata nel 1978 quando gli scienziati Arber, Nathans e Smith hanno ricevuto il Nobel per la Medicina grazie alla scoperta degli enzimi di restrizione e la loro applicazione ai problemi di genetica molecolare (qui una lettura per chi volesse approfondire). Nascevano l’ingegneria genetica e le biotecnologie. Dopo il clamore iniziale qualcuno ha posto domande sull’etica di questi lavori, ma le ricerche sono comunque proseguite, anche con studi degni di nota, quale il Progetto Genoma Umano, compiuto dal ’90 al 2000 per determinare la sequenza completa costituente il DNA dell’uomo. 

Ora però Lanphier e soci temono che gli esperimenti stiano sfuggendo da ogni sorta di controllo e che vengano fatti non solo a fini terapeutici. In realtà alcuni gruppi stanno già utilizzando strumenti di modifica dei geni per sviluppare terapie che correggono dei difetti genetici a persone (ad esempio correggendo i globuli bianchi). Il timore dei firmatari l’articolo viene anche dal fatto che la reazione pubblica nel conoscere tali usi impropri possa portare a chiudere completamente le ricerche e fermare le tecnologie medico-scientifiche di questo settore, anche quelle a scopo benefico e curativo. Perciò propongono di fare una grande riflessione al riguardo e decidere insieme le linee guida per il futuro.

Già su Science nello scorso gennaio era stata pubblicata una discussione sull’approccio alla linea germinale, ossia quelle cellule mature che posseggono tutti i fattori genetici trasmissibili ad un discendente, come gli spermatozoi e gli ovuli. La discussione verteva sul fatto che le alterazioni della linea germinale sono permanenti, quindi hanno bisogno di accurate e soppesate valutazioni prima di essere eseguite.

Ci sono però degli scienziati che non abbracciano queste tesi perché, secondo loro, il potenziale insito in queste ricerche al fine di debellare malattie ereditarie è molto grande. Sia in Cina, dove la legge vieta questi esperimenti, che in USA, dove invece sono permessi, alcuni istituti proseguono le prove, ufficialmente per il solo fine curativo. Succede ad esempio alla Shanghai Tech University, nella quale una pubblicazione ha evidenziato i risultati ottenuti modificando i geni di embrioni di scimmie. Oppure presso l'Istituto Salk di La Jolla, in California, dove si lavora su ovuli non fecondati per eliminare certe mutazioni patogene sui mitocondri. Inoltre nel paese del Sol Levante sono stati scoperti casi di selezione del sesso nell’embrione mediante ultrasuoni. Anche in Italia, nel nostro piccolo, abbiamo avuto un’esperienza “forte” con la storia delle cellule staminali.

Davanti ad una miriade di casi è difficile regolamentare gli esperimenti, dare una possibilità ad una tecnica piuttosto che ad un’altra. La ricerca deve continuare, ma riuscire a dire con certezza qual è il confine tra lo scopo terapeutico e quello, inquietante, in cui si progettano gli esseri viventi non è affatto agevole. Probabilmente ogni applicazione in cui si modificano i geni, soprattutto se si tratta di cellule mature, va valutata con il massimo approfondimento, calcolando se i rischi per la comunità superano il possibile beneficio al paziente.




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