venerdì 3 ottobre 2014

La forza dei rifiuti intelligenti


Un rifiuto di per sé non può essere intelligente. E’ intelligente, è smart, l’uso che se ne fa. Si tratta di un concetto piuttosto recente che viene continuamente confermato da diversi analisi e studi di settore. Gli ultimi due ne sottolineano anche le possibilità economiche ed occupazionali, oltre che gli ovvi benefici ambientali. La prima relazione, dal titolo Smart Waste, è stata rilasciata dalla compagnia di consulenza internazionale Navigant Research; la seconda è WAS Report 2014, redatta da Waste Strategy, la divisione di Althesys (società italiana di assistenza strategica alle aziende) che si occupa di gestione rifiuti e di riciclo.

I rifiuti devono essere considerati una risorsa rinnovabile, sia dal punto di vista di recupero dei materiali che da quello energetico. Questo afferma Smart Waste. Puntare a migliorare lo smaltimento ed aumentare il costo d’uso delle discariche: sono due nodi cruciali per spingono la ricerca verso soluzioni più intelligenti per i rifiuti solidi urbani (RSU), anche perché si prevede un aumento del 50% globale di RSU nei prossimi 10 anni. Dunque è necessario affiancare le opportunità di business che ne possono derivare alla indispensabile tutela dell’ambiente.  A tal proposito vanno potenziati e migliorati gli impianti di incenerimento, portati avanti i progetti di cattura dei gas nocivi da discarica, realizzate delle bioraffinerie, contenenti una serie di processi per ottenere composti utili all’uomo dagli scarti agro-industriali. Per i prossimi 10 anni si stimano dei ricavi di circa 40 mld di dollari intorno a questi settori più evoluti.

Il Was Report 2014 focalizza maggiormente l’attenzione sull’Italia, evidenziando buone possibilità a breve termine nell’ambito occupazionale: si parla infatti di una triplicazione degli attuali 68000 posti di lavoro relativi agli RSU, se si riducesse drasticamente l’uso delle discariche. L’illegalità in questo campo è naturalmente una grossa piaga: ne risentiamo sia in termini di qualità dell’aria e dei prodotti raccolti, sia in quelli economici, viste le sanzioni comunitarie che ci tocca affrontare. Secondo gli analizzatori di Waste Strategy, esperti nel seguire la filiera completa dei rifiuti e quindi nel centrarne le potenzialità, si potrebbero ottenere circa 8 mld di euro nei prossimi 6 anni, con una buonissima riduzione di quasi 4 mln di tonnellate di spazzatura in discarica. Certamente la volontà politica dovrà essere una leva fondamentale per raggiungere questi risultati. 

Se il primo report mostra chiaramente “l’intelligenza” dei rifiuti, il secondo lo sottintende. I rifiuti smart devono entrare nel senso comune, sia che si tratti di RSU che di altri scarti. In un quadro di incremento generale degli stessi, imputabile sia alla fisiologica crescita dei paesi in via di sviluppo che ad un aumento smisurato dei consumi nell’occidente del mondo, non è più pensabile uno scarto  abbandonato a sè stesso. Si deve necessariamente considerarlo come una forza e una risorsa, promuovendo, allo stesso tempo, un’educazione e uno sviluppo che lo minimizzi; in ogni caso modificando lo stile di vita secondo cui il rifiuto buttato non ci appartiene più. Basti pensare che nel solo territorio di Roma e dintorni sono state individuate più di 1700 discariche abusive (si legga http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/609 ). La sensibilizzazione in questo campo deve investire l’intero pianeta, ma se cominciassimo dal nostro stivale, dove l’immondizia rischia di deturpare anche le grandi bellezze ereditate dal passato, non sarebbe affatto male.




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