mercoledì 24 maggio 2017

Il destino chimico dell'amore


L'amore è un sentimento pazzo. Nei miei primi anni di adolescenza i meno eleganti terminavano questa frase in un modo che vi risparmio. Dicevo, quel sentimento che ci investe a tutte le età, o che almeno dovrebbe farlo, per le persone, le passioni, gli animali, sé stessi, ha sfaccettature spesso impreviste. E forse proprio questo lo consacra a bellezza unica e pura, così pura che poi, quando manca, ci fa star male. Ok, ho detto delle banalità. Oggi, nello specifico, discorriamo del rapporto amore-chimica. La chimica degli uomini, intendo.

Avete mai sentito parlare dell'ossitocina? è un ormone di tipo proteico prodotto dall'ipofisi che, fino a pochi anni fa, era ritenuto un neurotrasmettitore capace solo di assistere (chimicamente) il momento del travaglio e dell'allattamento. Poi, qualcuno dimostrò che esso è coinvolto in tutte le fasi dell'attività sessuale, dai preliminari fino all'orgasmo, cosicché un ricercatore molto poetico lo definì “ormone dell'amore”. Però, come tutti sanno, questo sentimento "croce e delizia" (o viceversa) non ci fa volare in continuazione. A volte i motori si inceppano, le ali sbattono meno, e così, alla stregua di una depressione ad alta quota, i vuoti d'aria non mancano. Bè, se qualcuno prova a risalire è sempre grazie all'ossitocina. è l'ipotesi piuttosto plausibile evidenziata di recente in uno studio dell'Università Norvegese di Scienza e Tecnologia, condotto in collaborazione con l'Università del New Mexico.

Lo studio ha voluto fare luce rispetto a due correnti di pensiero. Ci sono infatti degli scienziati che sostengono la funzione di questo ormone come basilare per migliorare un rapporto e renderlo più forte con la persona che si ama; altri invece credono che i livelli di ossitocina aumentino di più quando ci troviamo in situazioni difficili da risolvere e la cresciuta produzione ci aiuta a cercare nuovi partner. Allora i ricercatori hanno effettuato dei test su circa 150 coppie, metà americane e metà norvegesi, ai quali è stato chiesto di pensare al loro compagno e a come lo vorrebbero più partecipe nel rapporto. Risultato: i livelli di ossitocina erano alti in corrispondenza di un forte investimento personale nel legame. Confermata quindi la teoria come ormone dell'amore.

Il passo successivo è stato di esaminare contemporaneamente il coinvolgimento di entrambi i partner. E qui la sorpresa. Il livello dell'ormone è cresciuto di più, rispetto alla media, se un partner fortemente coinvolto mostrava di credere che il suo omologo lo fosse meno. In altre parole, la produzione cresceva se la differenza di "energia sentimentale" (passatemi la locuzione) era significativa all'interno delle coppie. In tal caso l'ossitocina potrebbe agire come ormone della crisi.  Un esito che può apparire contraddittorio, cioè che i valori di ossitocina salgano sia quando le cose vanno bene che in caso contrario; ma in fondo non lo è, a detta dei ricercatori. La loro spiegazione è questa: l'ossitocina potrebbe promuovere l'attenzione e la motivazione verso il rapporto in cui queste stanno calando, al fine di tirare a sé chi dei due si sente temporaneamente meno attratto dall'altro, ed arrivare ad un positivo beneficio di coppia. Un ormone che, in definitiva, "vigila" sul rapporto e tende a rimetterlo in carreggiata, se ci sono degli sbandamenti.

Tranquilli, non penserete che davanti a situazioni gravi, le proteine secrete dal vostro organismo vi facciano fare cose che non volete. Ci sono casi in cui il coinvolgimento è così scarso che l'ossitocina non cresce più. La vostra volontà, o gli eventi che non siete riusciti a governare (e qui nascerebbero fiumi, che dico fiumi, cascate di parole), vi permettono di staccare la spina definitivamente. Secondo gli scienziati, è come se la natura ci avverte che non ha più senso spendere energie e risorse su una storia finita. In pratica, chimica sì, ma fino ad un certo punto. "Quello che è biologicamente funzionale non sempre coincide con ciò che è socialmente desiderabile" ha affermato il professor Grebe, uno degli autori del lavoro. Come dargli torto ?

Questa volta non vi lascio con la solita postilla finale. L'argomento, dal punto di vista umano e scientifico, insomma dal lato che vi piace di più, offre spunti a palate. Alla prossima.



(fonte https://www.eurekalert.org/pub_releases/2017-05/nuos-lhi051817.php; si ringrazia il sito http://www.originalstore.it per la gentile concessione della foto)

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