venerdì 5 giugno 2015

Un nuovo batterio per la produzione di biocarburanti


L’inquinamento delle nostre strade e delle nostre città dipende essenzialmente dai veicoli che le attraversano. E’ noto a tutti l’effetto deleterio per l’ambiente nel produrre energia meccanica con il ciclo Otto (mezzi a benzina) piuttosto che con il ciclo Diesel (mezzi a gasolio). Un decreto italiano di ottobre 2014 impone ai produttori di carburanti di usare almeno il 5% in peso di biocarburanti, di origine vegetale e rinnovabile, rispetto al restante 95% di origine fossile, con un piccolo, graduale aumento del 5% negli anni a venire. Ma il vero problema è come ricavare tali biocombustibili, sia dal punto di vista della materia prima usata, che da quello economico-produttivo. Di recente al centro scientifico di BioEnergie (BESC) del Tennessee hanno sviluppato un prodotto che potrebbe accelerare in modo significativo il loro sviluppo.

I principali biocombustibili sul mercato sono il biodiesel, ottenuto dagli oli vegetali di colza e girasole, con proprietà e prestazioni simili a quelle del gasolio, e il bioetanolo, prodotto per via fermentativa a partire da biomasse, tipo residui di coltivazioni agricole, forestali, ma anche da rifiuti urbani. Gli scienziati statunitensi si sono concentrati sul secondo: dalle loro parti il bioetanolo si ricava dagli scarti di lavorazione del mais, ma circa un terzo resta inutilizzato, nella forma di uno zucchero chiamato xilosio. Così hanno progettato un particolare lievito, denominato C5 Fuel™, in collaborazione con l’azienda Mascoma, che offre alte capacità di fermentazione per ottenere etanolo, stabilendo un nuovo rendimento di conversione degli zuccheri di biomassa fino al 97%. Il tutto con tempi di lavorazione di sole 48 ore, di gran lunga inferiore rispetto alle metodologie  esistenti.

Anche se la biomassa cellulosica della paglia di mais o di altri resti fibrosi è abbondante e a buon mercato, il problema era il rilascio di zuccheri per la conversione in etanolo: la soluzione con il nuovo lievito si è rivelata molto efficace nella conversione dello xilosio. Se da un lato i tecnici del BESC sono riusciti a mettere a punto il batterio giusto per la trasformazione, dall’altro l’esperienza della Mascoma ha giocato un ruolo cruciale per portare i risultati della ricerca di base verso un prodotto commerciale. Si tratta di un importante e lungo cammino verso la riduzione del costo del bioetanolo e verso l’incremento del numero di impianti produttivi dello stesso: un esempio lampante di come la partnership con l'industria può favorire ed amplificare la capacità di ricerca fino a giungere ad efficaci prodotti in economia di scala.

La trasversalità delle fonti rinnovabili impatta fortunatamente anche sul settore trasporti. Quando si parla di efficienza energetica e di energia pulita il pensiero va spesso al modo di produrre elettricità. E’ impensabile però generare un’energia green da usare nelle mura domestiche (o nelle fabbriche) quando poi aprendo le finestre l’aria che si respira in città non è affatto salubre. Il global warming va fermato, questo è indubbio, anche abbattendo gli scarichi nocivi di auto, bus, camion e di ogni mezzo alimentato a carburante fossile. Come ? ad esempio incentivando l’utilizzo della mobilità pubblica, che funzioni sempre meglio in intermodalità e che faccia usa di veicoli a basso impatto ambientale (a metano o meglio ancora elettrico, giusto per dare una risposta semplice ma convincente). Ma la partnership tra la Mascoma e il centro BESC va vista come una buona pratica, sia per i risultati ottenuti, sia per come istituzioni, aziende e politiche oculate possono essere la sinergia vincente per un futuro dall’aria più limpida e dalla salute più sicura.


(fonte http://www.eurekalert.org/pub_releases/2015-06/drnl-bmd060315.php ; si ringrazia il sito http://www.caradvice.com.au per la gentile concessione della foto)

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