martedì 14 giugno 2016

Adeguati confini alle mutazioni genetiche


La storia del cinema è piena di tentativi fantascientifici, più o meno riusciti, di mostrare cosa potrebbe accadere se da un laboratorio fuoriuscisse un virus potenzialmente pericoloso per la vita. E se ne perdesse il controllo. Molto spesso i produttori hanno badato agli effetti speciali trattando poco realisticamente il tema. Ma ora che le modifiche genetiche hanno raggiunto livelli impensabili fino a pochi anni fa, la realtà rischia di avvicinarsi alle pellicole della fantasia. Proprio per questo la soglia di attenzione deve essere sempre molto alta. E' quello che affermano alcuni studiosi della US National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, con sede generale a Washington, in un rapporto pubblicato la settimana scorsa. Una rapida diffusione delle mutazioni genetiche potrebbe sottoporci a rischi ecologici, è quindi consigliabile molta cautela nella relativa sperimentazione.

Lo studio dei geni, non solo quelli umani, va avanti da circa mezzo secolo, inizialmente avviato anche per combattere in modo efficace alcune malattie trasmesse dagli insetti, come la malaria. Ad oggi molti problemi tecnici di un tempo sono solo un ricordo, avendo raggiunto una sofisticazione molto spinta. Negli ultimi due anni, i ricercatori hanno usato una tecnica di gene-editing (modifica dei geni) chiamato CRISPR-Cas9 , una evoluzione del "semplice" CRISPR, sequenza particolare di geni scoperta tra gli anni '80 e '90, molto usata nell'ingegneria genetica per la sua sistematicità.

La nuova tecnica permette di diffondere un dato gene attraverso una popolazione di esseri viventi in modo quasi esponenziale, più rapidamente di come avviene nei lieviti, nei moscerini della frutta e in alcune specie di zanzare. E' proprio questa estrema velocità a preoccupare gli scienziati della pubblicazione, dato che non si è ancora riusciti a comprendere a fondo le loro conseguenze ecologiche. Infatti, un portatore di geni modificati potrebbe avere effetti indesiderati sull'ambiente, se si scatena in zone selvatiche e scarsamente abitate: la rimozione di una specie di insetti, per esempio, potrebbe mettere in pericolo gli animali che si nutrono proprio di quella specie.

Nonostante il potenziale delle unità geniche sia veramente elevato e siano quindi scientificamente giustificabili gli studi in laboratorio, la supervisione su progetti di trasmissione di geni dovrebbe essere coordinata tra vari paesi, afferma il rapporto, condividendo le migliori pratiche in modo open fra i team di ricerca. A tal proposito, gli autori hanno dettagliato più fasi di test che da utilizzare per valutare gli effetti delle moltiplicazioni genetiche ed hanno sottolineato l'importanza della sovrapposizione di più metodi di contenimento, al fine impedire il rilascio accidentale delle nuove specie. Ma, nondimeno, hanno auspicato la necessità di coinvolgere anche il pubblico nel processo decisionale, ancor prima che si inizino gli esperimenti di trasmissione dei geni. Importante quindi la sensibilizzazione a livello dei singoli ricercatori.

Quanto a questi ultimi, la prassi non li ha mai dotati di strumenti per ricevere feedback sul loro lavoro da parte della gente comune. Si tratta quindi di modificare quella pseudo-cultura scientifica che spesso scoraggia i ricercatori a condividere le loro esperienze prima della pubblicazione, per paura di essere superati da un altro gruppo che si impadronisca dei risultati. Tutta la ricerca, nella maggior parte dei campi, ha fatto progressi da gigante ma, tranne rare occasioni, quasi mai nessuno si è preoccupato dell'inevitabile rapporto tra gli scienziati, che lottano quotidianamente per raggiungere un risultato,  e chi ne "subirà" i benefici in futuro.




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