martedì 5 aprile 2016

Obesità infantile: prevenzione dalla culla


Avete mai provato a confrontare vecchie foto di famiglia, in bianco e nero possibilmente, con quelle attuali, vostre o di altri ? se ci sono bambini in quelle foto, è impossibile non notare i cambiamenti avvenuti grazie (o a causa, dipende dai punti di vista) al nostro cresciuto benessere, inteso come minore povertà e maggiori risorse economiche disponibili. Sto parlando dell'occidente del mondo, naturalmente. Avrete quindi fatto caso anche alle taglie dei piccoli, cresciute anche quelle. Al riguardo, ad un certo punto della nostra pseudo-evoluzione, ci siamo distratti così tanto che adesso ce li troviamo obesi.

A livello internazionale la problematica sta diventando seria. O forse lo è già da un bel po'. I bambini da 2 anni in su sono considerati in sovrappeso se hanno un indice di massa corporea (IMC, o BMI - Body Mass Index) pari o superiore all'85° percentile su alcuni grafici di crescita standard dettati dall'OMS, e sono obesi se il loro IMC è al 95° percentile o superiore.  Solitamente però una tale valutazione non viene fatta prima dei 24 mesi d'età. Ma ora da uno studio del Cincinnati Medical Center, condotto da specialisti pediatri ed endocrinologi, sembra che possa essere uno strumento valido per la prevenzione dell'obesità anche prima dei 2 anni.

Negli Stati Uniti, paese fortemente impattato dalla tematica, si parla di circa il 17% tra bambini ed adolescenti obesi, una cifra piuttosto allarmante. Ad oggi la medicina non ha ancora individuato il momento esatto in cui si sviluppa un anomalo aumento di peso. In questo studio, il team scientifico ha esaminato le cartelle cliniche elettroniche di due gruppi di bambini statunitensi, seguiti da 0 a 6 anni. Nel primo gruppo, composto dal 38% di bambini del totale, si avevano degli obesi tra 2 e 6 anni con un indice di massa corporea maggiore del 99° percentile; nel secondo, l'IMC dei bambini era compreso tra il 5° e il 75° percentile. Tornando indietro nel tempo ed osservando come essi erano cresciuti, i ricercatori hanno scoperto una differenza significativa degli indici tra i due gruppi già intorno ai 4 mesi di età, con una maggiore specializzazione tra i 6 e 18 mesi.

Nella seconda fase dello studio, sono stati analizzati i dati infantili di una diversa etnia e condizione socio-economica differente rispetto ai primi due gruppi: anche in tal caso la probabilità di obesità grave all'età di 6 anni era più alta se erano state "poste le basi" nei primi mesi di vita. Dunque, un indice semplice da calcolare come il BMI sembra essere uno strumento importante per ogni pediatra, mostrando informazioni su come il bimbo sta crescendo e su quali rischi potrà correre. Per non dire di quale sarebbe il costo sociale risparmiato a fronte di una riduzione del numero di bambini obesi, grazie ad un intervento così anticipato.

C'è da dire che un controllo del genere può sembrare per alcuni genitori leggermente allarmistico. Questo concetto vale effettivamente per molti tipi di controlli medici che appaiono ai giorni nostri incalzanti e ingiustificati, se si pensa a quei pochi a cui erano sottoposti i bambini delle foto in bianco e nero di cui si diceva nella premessa. Tant'è che la quasi totalità di loro è diventata adulta senza problemi. Ma non per questo non deve essere fatta prevenzione. Perchè se negli USA il problema è grave, in Italia non possiamo scherzare: le stime (http://www.obesitainfantile.org/obesita/) parlano di un 12% di obesi nella fascia 6-10 anni. Si tratta senz'altro di cambiare la cultura di certi genitori "fatalisti", ai quali va inculcata l'importanza di una sana alimentazione e di un corretto stile di vita. Sin dalla culla.


(fonte http://www.eurekalert.org/pub_releases/2016-04/tes-bmi040116.php; si ringrazia il sito http://obesitynewstoday.com/ per la gentile concessione della foto)



Nessun commento:

Posta un commento