martedì 19 luglio 2016

Parlami e ti dirò come stai


Avete mai sentito parlare della Evidence Based Medicine ? si tratta di quella corrente di pensiero tradizionalista secondo cui un'anamnesi andrebbe fatta giudicando solo dall'evidenza dei fatti, la presenza cioè di chiari sintomi e di analisi mediche che portano a diagnosticare la patologia di un paziente. Ad essa si contrappone la Narrative Based Medicine, secondo la quale non è affatto trascurabile il racconto in prima persona dell'ammalato, le sensazioni ed il dettaglio personalizzato dei suoi disturbi fisici. Probabilmente ogni medico dovrebbe usare entrambi gli approcci, ma se ascoltasse davvero il paziente, la sua voce potrebbe fornirgli utili informazioni. E' questa una tendenza futuristica e futuribile, di recente riproposta da una startup statunitense, Sonde Health, con l'intento di sviluppare un software per monitorare depressione e condizioni respiratorie o cardiovascolari, tramite l'analisi della voce.

Con lo sviluppo iperbolico delle recenti tecnologie, diversi enti di ricerca o aziende hanno provato a capire se i problemi di salute poteva essere diagnosticati in tempo utile mediante le informazioni "gratuite" che il corpo umano offre. Qui ad esempio avevamo discorso sulle possibili proprietà della saliva in tal senso; in quest'altro caso si presentava la possibilità di ricavare notizie sulle condizioni del nostro stato fisico mediante lo studio 3D facciale. L'ultimo ritrovato su questo fronte è invece l'analisi vocale. La società Sonde Health, in collaborazione con un team di ricerca dell'MIT, ha iniziato analizzando clip audio di pazienti che leggono ad alta voce, ma mira a sviluppare una tecnologia in grado di estrarre le caratteristiche vocali senza la necessità di registrare le parole.

Il ragionamento si basa sul fatto che una serie di condizioni mentali e fisiche può dare un tono diverso alle parole, allungare i suoni o parlare in tono più nasale. Esse possono anche dare delle piccole vibrazioni alla voce che però non sono rilevabili dall'orecchio umano. Da questo l'esigenza di usare delle applicazioni dedicate, con hardware specifici. Non è ancora del tutto chiaro come l'analisi dei modelli possa portare a diagnosi accurate. Ma non sono affatto fandonie, dato che altri attori stanno correndo su questo campo. L'IBM sta facendo uso del suo supercomputer Watson (qui ne avevo parlato a proposito della voce artificiale) per prevedere da alcuni modelli di discorso se i pazienti possono sviluppare un disturbo psicotico. A Berlino un'azienda sta provando a rilevare problemi da deficit di attenzione/iperattività con registrazioni vocali. Ancora, una società di Boston è alla prese con un'applicazione di analisi vocale per monitorare lo stato d'animo dei veterani di guerra.

Si tratta comunque di un campo complesso, dato che non è semplice isolare la vera causa dei cambiamenti nel tono mentre si parla. Si deve disporre innanzitutto di registrazioni di alta qualità affinchè i software lavorino correttamente; poi c'è bisogno di moltissimi dati prima di affermare che  le correlazioni tra risultati desunti e probabili patologie siano affidabili, escludendo quindi implicazioni di carattere culturale o motivazioni personali. Infine, l'annoso problema della privacy: qualcuno ha rilevato che un'analisi molto spinta potrebbe portare a caratterizzare in modo univoco i tratti di una certa voce; ma in questo momento la tecnologia non è così avanti.

Ve lo immaginate il futuro in cui spediamo per posta elettronica, o su Whatsapp, la registrazione della nostra voce ad un laboratorio (acustico, non medico) e dopo poche ore sappiamo di stare bene o iniziamo a preoccuparci se qualcosa non va ? E' uno scenario di telemedicina troppo anticipato ed azzardato? Può darsi. Penso, invece, a come potranno essere le intercettazioni di alcune persone poco pulite: non più soggette al pubblico ludibrio per scandali di ogni sorta, ma perchè la loro voce mostra, ad esempio, sintomi da psicosi. Non ci sarà nemmeno più possibilità di smentita.



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