mercoledì 13 luglio 2016

Gli angeli della Bari Nord




Quando guardi degli oggetti che hai visto tante, tantissime volte, non ci fai più caso. Sono messi lì perché la natura o il destino li ha posizionati. Col tempo non te lo chiedi più il motivo.

Quando viaggi e osservi degli alberi sfrecciarti davanti, se sei piccolo provi a considerare l'effetto che fa, come una giostra, magari ascolti lo strano rumore alternato che fa l'aria tra una chioma e l'altra, dovuto alla velocità. Poi cresci e la vista non è più quella oggettiva, il panorama estivo, arido e bollente, fa da sfondo ai pensieri. Pensi ai tuoi problemi quotidiani, a com'è andata ieri, alla speranza che oggi forse accadrà quella cosa che ti aspetti, a quel progetto a cui stai lavorando, ad una prova superata, dopo tanta applicazione. Oppure ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, ai tuoi genitori, agli amici, a quella stronza che ti fa soffrire o a quel bastardo che ti ha lasciata. E invece quella seduta di lato pensa al suo amore, che non lascerà mai più. Un ragazzo si rilassa ascoltando la sua playlist preferita, fatta di emozioni, di sogni, di parole che sa a memoria. Un bambino gioca lungo il corridoio, un altro piange. Ti accorgi che c'è il controllore, prendi il biglietto dalla tasca, dalla borsa, dallo zaino. E intanto gli alberi vanno, la terra secca va, la tua terra, dove i tuoi avi hanno faticato, sudato, combattuto, ma anche la terra di chi, a malincuore, è dovuto partire per fortune migliori, portandone una zolla immaginaria con sè. Dai, tra qualche giorno vado al mare.


Io spero solo non vi siate accorti di niente.


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