martedì 24 maggio 2016

Verso i robot sociali ?


L’automazione industriale sta sostenendo la crescita esplosiva della robotica a livello mondiale. In molti casi si sta arrivando alla collaborazione diretta, senza più barriere, fra uomini e robot. Grazie ai sistemi di visione, le macchine possono “vedere” per eseguire controlli di qualità accurati e monitorare i processi. Ma tale automazione fornisce sempre più spesso soluzioni al di fuori delle fabbriche, ad esempio per la gestione del traffico, in campo medico e nell'agricoltura. Allora, i robot stanno per conquistare il mondo ? nel breve termine crediamo di no, anche perché per farlo dovrebbero muoversi autonomamente per strada tra la gente. E questo non è ancora facile per loro.

Di recente all'università di Stanford i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo che potrebbe dare ai robot la capacità di manovrare abilmente attraverso spazi condivisi con gli esseri umani e con la loro imprevedibilità. Il team, guidato dallo scienziato di origine italiana Silvio Savarese, ha sviluppato un algoritmo informatico di visione che prevede il movimento di persone in uno spazio delimitato. Si basa su una rete neurale complessa, addestrata mediante set di dati pubblici, costituiti da ​​video di individui che si muovono in aree affollate. Ora stanno testando quell'algoritmo su un robot mobile chiamato JackRabbot: ha due ruote, molte telecamere e sensori, sistema GPS, insomma tutto l'occorrente per esplorare gli spazi esterni proprio e testare l'approccio in situazioni reali.

Se quindi da un parte i robot stanno gradualmente lasciando gli ambienti controllati, dall'altra vi è la sfida di come programmare questi dispositivi per rispettare le convenzioni sociali umane. Al momento, l'esempio più notevole di robot che interagisce direttamente con persone e sistemi "quasi-umani" è il veicolo a guida autonoma di Google, per quanto il comportamento sia molto buono in circuiti chiusi e lontano dall'accettabile sulle strade comuni, semplicemente perché manca una profonda comprensione delle norme sociali della strada. Pensate dunque a quello che accadrebbe se automi simili dovessero muoversi in negozi e uffici. Ci sono delle regole implicite che persone e folle seguono (tra l'altro ne avevamo già parlato qui ), ed è proprio su di esse che va posta la maggior attenzione.

Una startup chiamata Starship Technologies, produttrice di robot per distribuire pacchi, sta lavorando anche su questa materia. L'azienda ha testato i suoi robot in diverse sedi negli Stati Uniti e nel Regno Unito, sia per risolvere problemi dovuti a banali marciapiedi sconnessi o comunque ad ostacoli non previsti, sia per evitare i pedoni. Al momento gli ingegneri stanno controllando i robot in remoto sull'andamento delle finte consegne. Ma un aspetto da non sottovalutare è anche l'accettazione sociale di questi umanoidi, di come potremmo considerarli in quanto diversi (bel tema, attuale soprattutto....).

Sulla strada che porta i robot ad assomigliare all'uomo si cerca così di smussare l'interazione tra queste due tipologie di "individui" che ne potrà e dovrà derivare. Gran parte della ricerca non è solo di natura tecnologica, ma anche di carattere sociale, ossia capire a fondo le norme di interazione sociale umana e cercare di replicarle nelle macchine. Sfida non di poco conto, ad esempio, è quella di far nascere in autonomia ed in modo dinamico gruppi di persone e di robot che insieme si muovono senza difficoltà. Per attraversare una strada, andare al lavoro, fare tragitti e compiti quotidiani. Certo, detto così sembra un po' inquietante. Lo sarà ancora di più se gli automi saranno così perfetti da apprendere anche i nostri difetti. E' un ossimoro, ma chi può escluderlo ?




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