mercoledì 2 marzo 2016

La stampa 3D può aiutare i non vedenti


Tra i settori tecnologici a più rapida crescita, la stampa 3D si è diffusa al grande pubblico solo pochi anni fa, anche grazie alla passione degli artigiani digitali. Con essa si possono creare oggetti di plastica personalizzati, usando un pc ed una stampante speciale, spesso a partire da materiali riciclabili su base vegetale. La formula vincente dipende senz'altro da due fattori: semplice modalità di programmazione, adatta a tutti quelli che masticano un po' di "informatichese", e la possibilità di creare un oggetto su misura. Ma, come tutte le tecnologie innovative, se porta anche vantaggi alle persone con disabilità, migliorandone la qualità della vita, il risvolto umano e sociale può dare vera luce al successo.

All'istituto Hasso Plattner di Potsdam, in Germania, stanno ultimando il progetto denominato Linespace, composto da un grande plotter che utilizza un estrusore per la stampa 3D per creare disegni tattili, come ausilio ai non vedenti. Linespace risponde ai comandi vocali dell'utente costruendo delle linee, aperte e chiuse, di varia forma, su una superficie di 140 × 100 cm posta in verticale, che poi possono essere interpretate dall'utente stesso mediante il tatto. L'estrusore, la testina della stampante 3D dalla quale fuoriesce il filamento caldo di materiale plastico, deposita uno strato, seguendo il percorso preprogrammato o quello desiderato dall'utente, il quale ne sente poi la forma tracciata, risalendo al disegno o all'informazione che ne scaturisce. Vi è anche una telecamera che rileva i punti toccati dall'utente, quelli già tracciati o altri dove egli desidera far continuare il lavoro al braccio automatizzato dell'estrusore. Unico problema, al momento, l'impossibilità di cancellare i disegni già fatti, come se fosse una normale lavagna; sembra però che i progettisti tedeschi stiano  lavorando ad una versione "autopulente".

Come dicevamo, nell'accezione comune la stampa 3D non è un procedimento molto complicato. Così Jason Walker, un papà statunitense, ha deciso di progettare e stampare diversi oggetti comuni per Layla, la sua bambina non vedente, così da per renderla più partecipe della vita di tutti i giorni. Alcune cose che lei non riesce a percepire con la vista non si possono analizzare neanche con il tatto, sia oggetti molto grandi nella loro interezza, un armadio ad esempio, sia le forma di entità meno tastabili che gli occhi però individuano facilmente: la California, lo stato in cui vivono. Così suo padre gli ha donato la possibilità di capire come sono fatti, stampandone dei modellini in scala. Per chi possiede delle disparità sensoriali il prodotto plastico diventa un modo di stare con gli altri, di condividere giochi e sensazioni. Jason crea gli oggetti che possono piacere alla sua piccola, ma succede anche che Layla sia in grado di comunicargli qual è la forma che più le aggrada. Le dita diventano occhi, collegano la mente al mondo reale e riescono, tramite il papà e la sua stampante 3D, a modellarlo come il suo cervello vuole. Great ! direbbero gli anglofoni.

E' successo diversi anni con dei mouse specifici: chi non aveva un uso normale delle mani poteva impartire comandi al pc e farne un uso pressochè normale. Poi si è passati alle comunicazioni, ai social, dove lo scambio virtuale è avvenuto ed avviene con periferiche dedicate. Ma anche a ragazzi che lavorano grazie ad ausili simili, permettendo loro di creare del software. Adesso la stampa 3D, per quanto differente in modalità ed obiettivi, consente di rendere meno difficoltose alcune situazioni di vita reale. Di sicuro, senza applicazioni pratiche e quotidiane, certi ritrovati tecnologici passerebbero subito nel dimenticatoio: importante quindi la loro valorizzazione nel sociale, che può fare da boomerang per ulteriori sviluppi.



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