lunedì 2 novembre 2015

Fermare l'abuso di alcol nei minorenni tramite Instagram


I social network, spesso tacciati di essere alienanti dalla realtà e di far ridurre la comunicazione a quattr'occhi, specie tra i ragazzi, a volte si rivelano strumenti di utilità sociale. L'ultimo caso viene dell'Università di Rochester, stato di New York, dove un team di ricercatori ha dimostrato che usando foto e testi prelevati dal social Instagram si possono individuare comportamenti deprecabili di minorenni che fanno abuso di alcol, ma anche effettuare ricerche di mercato abbinando alcune marche o tipi di alcolici a gruppi demografici o aree geografiche.

Negli ultimi tempi Instagram si va diffondendo rapidamente tra i più giovani, i quali fanno in fretta a postare molte foto, corredandole di hashtag o commenti più o meno rilevanti. Si tratta pertanto di una grossa mole di informazioni, anche se perlopiù in forma di immagini. Inoltre, come altri social, rappresenta una vetrina che per alcuni serve a mostrare l'ultima bravata, tra cui la serata divertente in un tale posto, serata “rallegrata” da bevande più o meno alcoliche. La condivisione permette quindi, avendo a disposizione strumenti di analisi informatica evoluta, di rintracciare una categoria di persone in base alla loro età e risalire ai loro costumi. E' proprio quello che hanno fatto i ricercatori statunitensi.

Il monitoraggio di queste tematiche così importanti per la crescita giovanile non aveva fin'ora un corretto allineamento con la realtà, forse perché nei sondaggi i protagonisti tendevano a raccontare solo mezze verità. Ma applicando tecniche di computer vision, il team è riuscito ad estrarre informazioni dalle immagini, analizzando i volti del profilo di Instagram per ottenere ipotesi sufficientemente esatte circa età, sesso e razza. Dopo aver selezionato un gruppo di utenti minorenni per lo studio, gli studiosi hanno monitorato l'attività relativa a ciò che bevono e a quanto bevono, attraverso l'analisi dei tag presenti nelle foto, usando sia termini dello slang giovanile sul web che di parole collegate ai brand delle bevande. Hanno così scoperto che il consumo di alcol dei minorenni segue all'incirca quello degli adulti circa la temporalità, ossia fine settimana e giorni festivi, e che non c'è una proporzione predominante tra un sesso e l'altro. Inoltre le diverse marche di alcolici sono più o meno tutte utilizzate dagli adolescenti, con alcune preferenze più spiccatamente di genere per certe tipologie di bevande. Tutte informazioni utili a contrastare il fenomeno, specie per chi si occupa del settore e lavora a stretto contatto con ragazzi soggetti a queste gravi problematiche.

Uno strumento di indagine come questo potrebbe essere appetibile ai commerciali di grandi produttori e distributori di superalcolici. Ma il vero uso sociale sarebbe quello di promuovere campagne di informazione sociali, ad esempio nelle scuole, sui pericoli di questi abusi, facendo magari degli interventi mirati in funzione delle zone dove c'è maggior consumo. Allo stato attuale i ricercatori affermano però che è necessario verificare i risultati delle loro indagini con altri strumenti statistici, al fine di garantire che la loro metodologia funziona davvero. Se così fosse si potrebbe estendere anche ad altri problemi giovanili, come tabacco, droga, gravidanze adolescenziali, stress o depressione, e magari anche attraverso altri social media.

Dunque la tecnologia informatica funziona benissimo se applicata alle problematiche sociali, quella tecnologia spesso vista come un demone che crea bisogni e poi li soddisfa. Uno strumento come quello dell'Università di Rochester fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia l'uso stesso della tecnologia a fare la differenza. Noi la creiamo, noi la utilizziamo, noi, razionalmente, abbiamo il potere e il dovere di decidere a cosa serve.


(fonte http://www.eurekalert.org/pub_releases/2015-10/uor-ntc102815.php ; si ringrazia il sito http://www.cbc.ca/ per la gentile concessione della foto)



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