lunedì 1 febbraio 2016

Quante domande sul futuro dei bambini


La genitorialità è un argomento al centro delle cronache di questi giorni. Forse per i fautori di #svegliatitalia il termine non è adeguato, in quanto le famiglie da loro proposte non possono generare. Qui lo stavo usando in senso più ampio, genitori in quanto adulti a cui è stato affidato un bambino, adulti che si affiancheranno ed equivarranno, se la legge darà loro ragione, ai genitori naturali. Ma talvolta anche questi ultimi possono avere qualche difficoltà e non essere in grado di generare. Per essi, con tutte le fisiologiche discussioni etiche e morali al riguardo, la scienza e la medicina si sono sbrigate a trovare metodi alternativi per il concepimento.

Provo a raccontarvi una storia. C’erano due genitori ai quali i dottori avevano caldamente consigliato di non continuare a procreare, in quanto da analisi scientifiche vi era una elevata probabilità di avere un bambino con gravi problemi di salute. Ma l’uomo e la donna decisero di farlo ugualmente, perché grande era la loro volontà, sacrosanta direi, nonostante avessero già una bambina e il loro secondogenito era volato in cielo dopo solo 7 mesi. Così nacque James (nome di fantasia), che presentava tutti i problemi che la medicina aveva probabilisticamente previsto. James, appena uscito dal grembo della madre, fu trasferito in un ambiente sterile e lì, lontano da tutto e da tutti, dal mondo intero, ci rimase fino a 12 anni circa, fino a quando un tentativo di risolvere il suo problema e di abbattere la sua crudele barriera verso la vita se lo portarono via per sempre.

Immaginate voi, crescendo ed acquisendo consapevolezza, che cosa è potuto passare nella testolina di James. Pensate che diceva “a cosa serve che imparo la mia lingua se non posso uscire e parlare?”. Discorso di una fredda logica, ma come dargli torto. Ora, chi sono io per giudicare i genitori di James ? nessuno. Però, per fare un esempio contrario, conosco un marito e una moglie, certamente non unici, che avendo casi in famiglia con predisposizione ereditaria negativa, ha scelto, presumo con grande sofferenza ma molto Amore, di non avere figli. Estendo questa scelta a quelle di chi, facendo dei test prenatale, scopre importanti criticità nel feto e decide di abortire, per quanto il caso non sia proprio equiparabile ai primi. Alcuni potrebbero obiettare che i figli non si possono scegliere, che la natura deve fare il suo corso. Ma vi chiedo: queste decisioni sono egoisticamente prese per evitare vite difficili a chi, ai genitori o ai bambini ? E’ questo il punto.

Siamo dunque maturi per far accettare ai bambini, il vero snodo delle polemiche pro e contro Cirinnà, famiglie di tutti i tipi e lasciarli vivere serenamente ? abbiamo la cultura, in Italia, da Nord a Sud, per far comprendere loro che la forza dell’amore può andare oltre le leggi della natura ? In molti paesi questo accade e non si hanno notizie di grandi difficoltà. Da noi sarà la stessa cosa ? Stiamo pensando anche ai diritti dei bambini, più sacrosanti di quelli dei genitori, naturali e non ?

James è vissuto davvero, in Texas, dal 1971 al 1984. Si chiamava David Joseph Vetter, ma per molti è stato “il bambino nella bolla”. L’augurio è che nessun bambino in futuro, insieme alla coppia che il destino gli ha assegnato, possa crescere in una bolla.


(si ringrazia il sito http://mymoneyavenues.blogspot.it/ per la gentile concessione della foto)

2 commenti:

  1. Ciao,è la prima volta che leggo il tuo blog,e questo articolo,per altro molto bello,è per me particolarmente significativo ed interessante. Io mi sono più volte domandata se effettivamente in Italia ci sia una cultura tale da poter far si che un bambino adottato da una coppia omosessuale possa crescere serenamente. Purtroppo,manifestazioni come il family day,e le continue discriminazioni perpetrate a danno degli omosessuali,mi spingono a pensare che nel nostro paese non ci sia la cultura dell'Amore cui ti riferisci,che supera le leggi della natura. Vorrei che ci fosse,vorrei che esistesse,ma la realtà,al momento non è particolarmente rassicurante. Peraltro,come scrivo sul mio blog,per me ridurre la famiglia a mera capacità di riprodursi,a mera biologia,significa svilirla,mortificarne l'essenza più profonda,ma questa è solo la mia opinione.
    Saluti

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    1. Ciao, ti ringrazio per il tuo commento e per i graditi apprezzamenti. Il senso del pezzo era proprio questo, secondo me i familyday sono niente in confronto a quanta strada dobbiamo fare (noi italiani) per accettare culturalmente qualcosa che diverso non è, ma lo è per le nostre tradizioni dure a morire. Esempio ne siano tutti i femminicidi, retaggio del pensiero arcaico secondo cui l'uomo può disporre della donna, fino all'estremo e inaccettabile limite di decidere anche della sua vita.

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