mercoledì 14 ottobre 2015

Materiali green per le costruzioni di domani


Le case del futuro saranno bellissime. Per chi potrà permettersele, naturalmente. Avranno tutto il comfort e gli automatismi che la tecnologia potrà offrire. Allo stesso tempo minimizzeranno il loro impatto sull'ambiente, azzerandolo in alcuni casi, sia in fase costruttiva che durante il loro ciclo di vita. Ma già oggi in parte è così. Per quanto riguarda i materiali di costruzione che si useranno, diversi progetti attuali stanno evidenziando prodotti che oltre a non inquinare consentono di contribuire a farci respirare meglio o a migliorare la sicurezza in modo attivo.

L'inquinamento atmosferico causa nel mondo più di 3 milioni di morti l'anno, con una tendenza al raddoppio entro i prossimi 40 anni: è quello che riferisce uno studio recente del Germany’s Max Planck Institute for Chemistry. Le emissioni vanno certamente attenuate, ma intanto perché non provare a ripulire l'aria che respiriamo ? Alla scuola di architettura del California Polytechnic State University hanno inventato uno speciale mattone, chiamata Breathe Brick, grazie al quale si crea un sistema di ventilazione regolare dell'edificio, con una facciata a doppio strato di mattoni speciali all’esterno, più uno strato interno. Al centro del mattone, mediante la sua superficie sfaccettata che aiuta a dirigere il flusso d’aria, si crea un ciclo di filtrazione, grazie al quale le particelle inquinanti più pesanti dell’aria cadono in una tramoggia rimovibile alla base della parete. Il sistema è stato testato con buonissimi risultati, riuscendo a filtrare il 100% di particelle più grosse quali la polvere comune e fino al 30% delle particelle fini (tra le quali il più noto è forse il PM10).

Il cemento Portland, la maggiore componente delle nostre costruzioni, contribuisce significativamente alla crescita dei gas serra in atmosfera. Dato che la domanda di calcestruzzo contenente il Portland aumenta ogni anno e potrebbe crescere anche in futuro, diversi studiosi si stanno applicando nel ridurre l'impatto ambientale di questo materiale. Al NanoSystems Institute, ancora in California, hanno scoperto che l'anidride carbonica rilasciata durante la produzione potrebbe essere catturata e riutilizzata. Durante la produzione di cemento il calcare, ovvero la materia prima più utilizzata, viene riscaldato a circa 750° C, con relativa generazione di anidride carbonica. Ben il 65% dell'anidride carbonica emessa viene rilasciata quando il calcare si trasforma, mentre il restante 35% si sprigiona dal combustibile bruciato per riscaldare il composto che ne deriva. I ricercatori hanno dimostrato che l'anidride carbonica emessa durante questo procedimento può essere catturata e ricombinata con l'idrossido di calcio per ricreare calcare. In questo modo, si riduce l'immissione di CO2 in atmosfera e si risparmia anche circa il 50% del calore necessario per il ciclo produttivo.

Ma la nostra vita non si svolge solo in ambienti chiusi. Dobbiamo naturalmente spostarci e per farlo, percorriamo strade su strade, che si trovano in condizioni più o meno decenti. Quando piove, specie come negli ultimi anni, le capacità drenanti del manto stradale sono fondamentali per la sicurezza. Un'azienda inglese del settore, la Tarmac, ha messo a punto un cemento assorbente che, grazie ad una particolare stratificazione interna, è in grado di drenare per ogni metro quadro circa 600 litri al minuto. Una pavimentazione resiliente come questa avrebbe grandi vantaggi di sostenibilità: la capacità di aumentare le riserve di acque grigie per l’irrigazione dei parchi, la riduzione dell’inquinamento idrico causato dalla stagnazione di acqua non drenata, la ricarica delle falde sotterranee senza picchi improvvisi e, infine, una maggiore durata del manto stradale che evita il formarsi di buche dannose ai veicoli e pericolose per le persone.




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