martedì 23 gennaio 2018

Segnali positivi nella lotta al cambiamento climatico


Circa 5 anni fa iniziai la mia avventura di "creatore di contenuti" nel web-space. Il sito per cui scrivevo si occupava e si occupa di ambiente e sostenibilità, argomenti a me cari che magari col tempo lo sono diventati anche per altri. O già lo erano, ovviamente. Tra l'altro parlai di una tecnologia chiamata "cattura del carbonio" secondo cui sarebbe stato possibile abbassare il livello inquinante della CO2 presente in atmosfera, semplicemente aspirandola. Sì, ma dove sarebbe finita, visto che nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma? Allora si ipotizzava di usarla per recuperare dai pozzi di petrolio quella parte più recalcitrante ad essere estratta (un controsenso? forse); oppure di inserirla in speciali celle a combustibile (fuel cell), riuscendo in un colpo solo a ridurre l'anidride carbonica e a produrre energia elettrica. Qui il pezzo del 2013.

In realtà tale tecnologia era stata ipotizzata diversi anni prima. Più di recente però, quando sembrava poter trovare applicazioni pratiche, c'è stata una corrente di pensiero fortemente contraria:  se siamo in grado di liberarcene possiamo continuare ad inquinare (per poi ripulire l'aria), utilizzando combustibili fossili. Come dare torto a chi ragionava così? Questo valeva fino a ieri. Oggi Islanda docet. Vi è infatti, in quell'isola da noi così lontana, una centrale geotermica (Hellisheidi il nome), la più grande del paese, dove dal 2014 si estrae il calore dal sottosuolo, catturando l'anidride carbonica rilasciata nel processo, mescolandola con l'acqua e iniettandola nuovamente sotto terra, a circa 700 metri di profondità. Così facendo il biossido di carbonio nell'acqua reagisce con i minerali che incontra e forma dell'altra roccia, rimanendovi intrappolato. In altre parole, Hellisheidi è un impianto a zero emissioni che trasforma un gas serra in rocce. Ma naturalmente il procedimento è estendibile ad ogni produzione di CO2 (non solo alle centrali geotermiche) e quindi adatta rendere più respirabile l'aria delle nostre città.

L'optimum resta sempre l'uso più diffuso possibile delle fonti rinnovabili. Circa 2 settimane fa si è tenuta ad Abu Dhabi il vertice annuale dell'IRENA (International Renewable Energy Agency), l'agenzia internazionale per le energie rinnovabili, da cui è venuto un quadro piuttosto promettente sul tema. Pare infatti che nella maggior parte del mondo l'elettricità così ottenuta sia già competitiva economicamente con l'energia da combustibili fossili. Meglio ancora, il report fa una previsione straordinaria: entro il 2020 tutte le forme di elettricità rinnovabile saranno costantemente più economiche dell'energia prodotta con combustibili fossili. Dunque il passaggio alle rinnovabili per la nuova generazione di energia non è semplicemente una decisione rispettosa dell'ambiente, ma diventerà economicamente vantaggiosa. E poi, tra pochi anni, anche l'energia eolica e solare off-shore (generate in mare, lontano dalla costa), insieme a tutte le altre forme, diventeranno competitive come le tradizionali. 

Sappiamo però che l'energia che viene dal sole e dal vento non è continua. Quindi, anche se i costi della generazione da rinnovabili diminuiscono, saranno necessarie altre fonti di energia, in genere  fossili o nucleari, per colmare le lacune fisiologiche delle prime. Pertanto, finché la tecnologia delle batterie (e la relativa chimica) non permetterà di stivare grossi quantitativi di energia, la produzione convenzionale di elettricità non potrà essere completamente "debellata". Proprio per tale motivo la questione della cattura del carbonio e della sua trasformazione, magari come quella islandese, potrebbe abbassare nei prossimi anni l'attuale trend in crescita dei gas climalteranti. Tant'è vero che già tre startup hanno dimostrato la fattibilità di questa tecnologia: Climeworks in Svizzera, Carbon Engineering in Canada e Global Thermostat negli USA.

Fortunatamente i numeri del 2017, pubblicati dal report annuale di Bloomberg New Energy Finance dicono che le energie rinnovabili sono in pieno sviluppo, in tutti i paesi. Segno che è stata compresa la gravità del problema, anche se un po' tardi, e le politiche ambientali stanno sbocciando a destra e a manca. Sono stati investiti infatti più di 330 miliardi di dollari, in aumento del 3% rispetto al 2016, ma il cui valore pesato è maggiore se si considera che i costi per le principali tecnologie rinnovabili intanto sono diminuiti. Metà della crescita è dovuta solo alla Cina, che forse però partiva da un situazione più che disastrosa. Uno dei motivi è che il costo del solare è fortemente in discesa, quindi nel paese del dragone si tende a distribuire la generazione su tetti e parchi industriali, come successo da noi alcuni anni fa. Dopo seguono gli Stati Uniti, in lieve ripresa nonostante la scarsa sensibilità del Donald a stelle e strisce. L'Europa invece vede un grande segno negativo (-26%), a causa delle debacle di Germania e Regno Unito, nonostante Francia, Olanda, Italia, Svezia, Spagna e Austria abbiano investito più dell'anno precedente.

Segnali positivi, dunque, che fanno ben sperare per la mitigazione dell'inquinamento atmosferico e la tutela degli ecosistemi. Sempre che la sensibilità degli uomini, anche nei gesti quotidiani di rispetto per l'ambiente, vada di pari passo.


(fonti http://bit.ly/2mFNTdQ; http://bit.ly/2kksCaW; http://bit.ly/2rwr299; si ringrazia il sito https://news.nationalgeographic.com per la gentile concessione della foto)

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