mercoledì 1 marzo 2017

Andare di corpo e salvare l'ambiente


Dite la verità, parlo a quelli più sensibili alle tematiche ambientali, qualche volta vi è venuto il dubbio, tirando lo sciacquone del vostro bagno, che si sprechi troppo acqua. A me è successo. Io però non ho ancora trovato una soluzione al problema. Se, al contrario, non è stato un vostro pensiero ricorrente, qualcuno negli Stati Uniti ci ha riflettuto su. Sembra infatti che in quelle terre stiano pensando al recupero sostenibile delle acque reflue dei gabinetti. Pensate un po', qualche litro di biocarburante l'anno direttamente dal water. Forte, no ?

Il problema delle acque reflue mondiali non è uno scherzo. Com'è noto, il loro contenuto di sostanze organiche ed inorganiche le rende inutilizzabili per uso diretto, perciò siamo costretti a depurarle, con costi elevati. Nei soli USA la stima parla di circa 130 miliardi di litri all'anno, con i relativi 15.000 impianti di trattamento. Al 2012 l'Istat contava circa 10.000 impianti di tipo primario in Italia, di cui il Piemonte è la regione con il maggior numero. Ma non si può proprio ricavare niente da queste acque? Scienziati ed ingegneri del Dipartimento di Energia del Pacific Northwest National Laboratory, stato di Washington, hanno creato un processo, denominato liquefazione idro-termica (HTL l'acronimo americano), con il quale si ottiene un semilavorato molto simile al greggio naturale. La differenza dove sta? La natura ci mette molti millenni per produrlo, a costo praticamente nullo, i tecnici attaccano la spina e in 3/4 d'ora ecco servito il petrolio artificiale.

Naturalmente la tecnologia non funziona solo con i resti delle nostre elaborazioni interne, ma anche con altri rifiuti organici umidi. Oltre a quelli proveniente dagli impianti fognari, si parla di alghe,  letame o grossi resti vegetali (alberi potati per malattia, ad esempio). Questi una volta erano considerati fonti povere per i biocarburanti, perché i processi naturali molto lunghi tendono ad asciugare i composti, cosa che non accade nel caso della liquefazione idro-termica. Tutto ciò che serve è pressione e calore, per cuocere l'ammasso formatosi a circa 350 gradi. Non è il solo  recupero il fattore importante, che tutto sommato non rappresenta una elevata percentuale rispetto a quanto scarichiamo nei nostri bagni, ma anche la questione di evitare i costi di smaltimento, eliminare completamente i rifiuti e trasformarli in bio-carburante.

L'HTL crea inoltre una piccola quantità di solidi ricchi di nutrienti, utilizzabili nella produzione di fertilizzanti. Si tratta di una tecnologia molto più efficiente del bio-etanolo, ottenuto per fermentazione delle biomasse, dato che permette di guadagnare da tre a quattro volte l'energia necessaria per produrlo, cosa che non accade con il bio-etanolo. Poi, il bio-carburante dell'HTL può funzionare nella sua forma più pura, inserendolo direttamente nei serbatoi dei veicoli, ma con emissioni drasticamente ridotte. Hanno calcolato che la liquefazione idrotermica genera fino al 75% in meno di inquinamento da CO2 rispetto alla benzina.

L'EPA, Agenzia di Protezione Ambientale statunitense, ha valutato positivamente questa tecnologia e vuole fare un esperimento pilota; verrà condotto con la società Metro Vancouver, che sta realizzando un impianto dimostrativo. I ricercatori sono convinti che questa non sarà la panacea di tutti i mali ambientali, ma solo un tassello importante nel grande mosaico delle energie rinnovabili e della efficienza energetica. Anche perché i numeri non sono applicabili su larga scala. Si stima che con l'HTL si possa produrre fino a 45 milioni di barili di bio-petrolio all'anno, contro la necessità attuale degli USA di circa 18 milioni di barili di oro nero al giorno.

Chi lo sa, magari un giorno dal nostro bagno partirà un tubo verso la nostra pompa di benzina personale. Come diceva un vecchio adagio: "dal produttore al consumatore". Solo che in questo caso i due soggetti coincidono.


(fonte http://www.popsci.com/toilet-flushes-biofuel )


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