lunedì 9 gennaio 2017

Un concorso per abitazioni marziane


Una volta era usanza chiedere ai bambini, tipo in età da scuola elementare, “cosa vuoi fare da grande?”. Nelle risposte si andava dalla semplice “il benzinaio” (che oggi non sarebbe neanche male), passando per “il dottore” (era già quello scafato che voleva giocare con l’ammalata…), fino a “l’astronauta”. Quest’ultima veniva da pargoli più ambiziosi, per vocazione o perché spinti da genitori visionari, i quali davano loro già cenni su NASA e dintorni, e magari sognavano i figli nelle capsule in partenza da Cape Canaveral. Ma, sogni a parte, l’ente spaziale americano è più vicino alla gente comune di quello che si pensa. E, a volte, bandisce concorsi pubblici con premi milionari.

Centennial Challenges è un’iniziativa che la Nasa porta avanti dal 2005 per coinvolgere i cittadini sugli ultimi sviluppi tecnologici. E forse per risolvere alcuni problemi, tant’è vero che nelle edizioni passate pare abbiano ottenuto un'ondata di soluzioni creative, provenienti sia dal mondo accademico che da inventori improvvisati, oltre che da piccole imprese. Si è arrivati così a tecnologie come lander lunari, ascensori spaziali e speciali guanti da astronauta. L’ultima sfida prevedeva di progettare e costruire piccoli satelliti autonomi, di forma cubica, per speciali operazioni intorno alla luna.

L'attuale competizione richiede la creazione di habitat completi stampati in 3D, con un occhio a come la cosa potrebbe essere attuata sul pianeta Marte, voce molto sostenuta nei programmi Nasa del futuro prossimo (qui avevamo discorso di come potrebbe essere l'alimentazione lassù). L'obiettivo è quello di essere in grado di "stampare" una grande struttura, atta a contenere un intero ecosistema, utilizzando materiali indigeni o riciclati. Si vuole infatti riuscire a inviare nello spazio solo la macchina di stampa e non la materia prima. Ed è una differenza non da poco, dato che in luoghi particolarmente difficili o costosi da raggiungere, tipo il pianeta rosso, ogni chilogrammo di peso risparmiato nel trasporto è prezioso.

Il concorso prevede tre fasi. Nella prima, terminata entro il 2015, alcuni team hanno sviluppato degli habitat innovativi sia dal punto di vista architettonico che riguardo la loro producibilità tramite la tecnologia 3D. La seconda fase, quella attuale con montepremi di 1,1 milioni di dollari, prevede la maggiore creatività per ciò che riguarda la fabbricazione di componenti strutturali, partendo da una combinazione di materiali locali e riciclabili. E capite bene che quando si parla di materiali locali marziani la sfida non sarà una passeggiata. Questa fase verrà gestita e coordinata con la prestigiosa università di Bradley, dell’Illinois, e con un gigante mondiale della meccanica, la Caterpillar. Nella terza ed ultima fase si procederà con la stampa 3D vera e propria dell’habitat progettato, ma in scala ridotta. Qui il montepremi è ancora più ricco, pari a 1,4 milioni di dollari.

La NASA potrà utilizzare queste tecnologie come supporto ai futuri esploratori umani su Marte. Sulla Terra, queste stesse funzionalità potrebbero essere utilizzate anche per la produzione di alloggi a prezzi accessibili, oppure quando l'accesso ai materiali da costruzione tradizionali o alle competenze progettuali sono limitati. Dunque, vengono combinati ambiti espressamente futuristici  con temi sociali, ossia portare abitazioni in luoghi remoti e poveri della Terra. Il concorso è aperto ad aziende statunitensi ma, udite udite, anche a cittadini di ogni nazionalità del globo (tranne appartenenti a stati particolarmente “istrionici”, tipo Nord Corea, per intenderci). Cosa aspettate ad iscrivervi ?





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