mercoledì 18 gennaio 2017

L'estetica ai tempi di Neanderthal


Nell'evoluzione della specie umana, restringendo il campo agli ultimi quattro milioni di anni, si è passati dagli australopitechi, che avevano conquistato l'abilità di camminare su due zampe, oppure di costruirsi degli utensili di pietra, agli umani veri e propri, nei quali lo sviluppo cerebrale e del senso di sè ha portato ben altri traguardi. Tra essi, ricordiamo "in ordine di apparizione", l'homo erectus, l'homo neanderthalensis, l'homo sapiens. Sorvolando sull'erectus e su quanto ci sia rimasto oggi di sapiens, concentriamoci sull'uomo di Neanderthal, il cui nome deriva dalla valle di Neander, vicino Düsseldorf, dove furono ritrovati i primi resti fossili. La sua esistenza si colloca più o meno tra 200.000 e 40.000 anni orsono.

Se nell'accezione comune, l'uomo di Neanderthal si associa ad un cavernicolo tozzo, con spalle curve e praticamente animalesco, intento solo a sopravvivere, di recente la scienza sta scoprendo alcune novità che contraddicono questi pregiudizi preistorici. L'ultimo studio parla di una sua possibile ricerca dell'estetica, nel senso di distinguere la bellezza di certi oggetti. Difatti, secondo un'analisi condotta dall'Università del Kansas, in un sito archeologico croato è stato scoperto un pezzo di roccia calcarea diversa da quella tipica del posto, come se qualcuno l'avesse spostata lì solo perché gli piaceva. Pensate a quando siete in montagna o al mare e una pietra vi stupisce per colore e forma: che fate ? ve lo portate a casa. Il Neanderthal avrebbe fatto la stessa cosa, dicono gli antropologi.

Il sito è quello di Krapina Neanderthal, circa 40 km a nord di Zagabria. Le tracce rinvenute sono state datate intorno a 130.000 anni fa. La roccia oggetto dello studio era stata ritrovata più di 100 anni fa, insieme ad artigli d'aquila, composti a formare un rudimentale gioiello; in posti simili, sempre risalenti allo stesso periodo, alcuni archeologi avevano trovato conchiglie colorate in modo grezzo con dei pigmenti naturali. Nello specifico di quella roccia, è stato escluso che possa trovarsi nella grotta per altri usi, visto che non presenta danni o modifiche forzate dall'uomo. Facendo convergere vari dati, gli scienziati hanno desunto nuove caratteristiche dell'uomo di Neanderthal, lontane da quel primitivo musone ed incapace di provare sentimenti più tipici degli ultimi stadi dell'evoluzione. Dunque, alcuni di essi avevano iniziato ad incorporare oggetti simbolici nella loro cultura.

La grotta presso il sito Krapina è di roccia arenaria, così la roccia calcarea ritrovata era certamente di provenienza esterna. Durante la scoperta del sito, ad inizio XX secolo, nessuno degli oltre 1.000 oggetti catalogati aveva caratteristiche confrontabili con la calcarea, ma gli archeologi non l'avevano notato. Gli scienziati dello studio attuale credono che l'uomo raccolse la roccia da un luogo a pochi chilometri a nord di Krapina, dove sono noti affioramenti di calcare grigio simile a quello spostato. Ma la provenienza precisa non cambia la novità: il "sasso" era stato portato volontariamente dall'uomo nella sua grotta, senza che ne avesse una utilità specifica. Per dirla con parole a noi più consone, l'usufruttuario di quella dimora, dallo stile esageratamente rustico, probabilmente amava collezionare oggetti naturali e riportava tra le mura domestiche alcune pietre, diverse da quelle che era solito scalciare durante le passeggiate a pochi passi da casa.

In definitiva, cosa sappiamo realmente dei nostri avi ? tanto, ma poco rispetto a cosa potremmo e potremo sapere. La storia dell'uomo ci riserva ogni tanto qualche notevole sorpresa come questa, che si può definire una sorta di primo approccio alla bellezza. Quanto ai pregiudizi, dobbiamo necessariamente usarli anche con i nostri simili così indietro nel tempo ?




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