lunedì 21 novembre 2016

Sparati in un tubo davanti al golfo Persico


Elon Musk è un tipo particolare. Dicono che i miliardari siano più avvantaggiati nel trovare soluzioni innovative. I loro capitali gli permettono di sperimentare, anche più volte, finchè scovano un nuovo prodotto o uno strabiliante sistema che un giorno stravolgerà la vita di noi comuni mortali. Oppure è solo intuito, o ancora è solo fortuna. Chiamatelo talento, intelligenza emotiva, chi più ne ha più ne metta: non cambia la sostanza. E' chiaro che avere le risorse non vuol dire centrare sempre i progetti giusti. Forse significa avere il potere di non divulgare certi fallimenti. Ma non divaghiamo.

Saprete sicuramente di chi sto parlando. Ha lanciato un progetto che porterà la gente comune nello spazio, ha fondato la Tesla, con le sue auto elettriche di lusso e con grande autonomia (ok, ne ho viste solo due fino ad oggi in giro), ha cofondato Paypal, il principale sistema di pagamento via internet al mondo. Poi tre anni fa gli è venuto il pallino di un nuovo mezzo di locomozione (la parola è arcaica ma mi piaceva il cortocircuito semantico): l'ha battezzato Hyperloop. Ha così affermato che, chiusi in una capsula e sparati all'interno di un tubo alla modesta velocità di 1200 km/h circa, si sarebbe potuti andare da San Francisco a Los Angeles in soli 35 minuti.

Ma come tutti i grandiosi progetti, ci vuole del tempo per farli funzionare. In più, realizzare come opera prima quella appena citata presentava qualche problemino. Ora, uno ricco sfondato come Musk avrebbe potuto pensare: "brevetto subito l'idea così è solo mia!". Manco per sogno. All'epoca della presentazione disse subito che il progetto era open  e quindi invitava ingegneri ed imprenditori a cercare soluzioni per metterlo in pratica. Sta succedendo in questi giorni. La società americana Hyperloop One (H1) e gli Emirati Arabi Uniti stanno per costruire il primo sistema Hyperloop. Dovrebbe partire tra pochissimo la realizzazione del nuovo sistema, per andare da Dubai ad Abu Dhabi. Si tratta solo di 160 km, con un'auto ci si mette un'ora e mezza, massimo due: i tecnici di H1 hanno promesso che ci vorranno solo 12 minuti.

Naturalmente H1 sta collaborando con le autorità di trasporto locali per valutare la fattibilità della costruzione di un sistema di tale calibro, non certamente semplice anche se fatto su una breve distanza. I tecnici statunitensi stanno pensando pure a stazioni di accesso e a veicoli dalle forme accattivanti. Infatti non è solo la velocità a strabiliare, ma tutta la piattaforma costruita intorno. La stazione (termine ampiamente riduttivo) si ispira ad un aeroporto futuristico, nel quale i viaggiatori sono prima fatti accomodare all'interno di scompartimenti da meno di dieci persone, e poi gli scompartimenti vengono accodati all'interno di una capsula. Questa forma un unico veicolo che può così partire per il rapidissimo viaggio. All'arrivo la procedura è inversa.  

E' positivo che si inizi a sperimentare, a far uscire idee, calcoli e business plan dalle quattro mura per applicarli sul campo. La cosa "simpatica" è che queste cose si fanno sempre dove regna lo sperpero, il superfluo, in un paese dove hanno fondato città dal nulla e sul nulla (non mi sto scandalizzando, è l'ennesima constatazione di una realtà di fatto). Potere dell'oro nero. Cosa succederebbe invece se fosse installato un Hyperloop nel belpaese ? a me scappa un sorriso. Ve le immaginate alcune nostre grandi città, sormontate da questi grossi tubi sulla testa della gente, magari anche con un design gradevole ? Li guarderemo fieri di aver raggiunto un traguardo della post-post-modernità.  Poi, appena gli occhi ricadranno sulle vecchie care strade, tra buche e immondizia, torneremo mesti alla realtà.





Nessun commento:

Posta un commento