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mercoledì 8 marzo 2017

Russia, la prima casa con stampa 3D


I terremoti sono una grande tragedia. Bella scoperta. Lo sono soprattutto per chi, dopo mesi e mesi, non ha ancora un tetto sicuro e caldo dove vivere e dormire, provando a dimenticare delle grandi tristezze. Tra qualche anno, ma non nel nostro paese, vittima di quel male oscuro che si chiama burocrazia, basteranno solo pochi giorni per tornare ad una pseudo-normalità. Arriveranno delle nuove macchine da costruzione e, in men che non si dica, ecco spuntare le prime casette. Tranquilli, di secondo nome non faccio né Silvio né Vasco. Sto parlando della prima casa stampata con tecnologia 3D, che è stata costruita nella città di Stupino, 120 km a sud di Mosca. L'hanno tirata su in 24 ore.

Ormai con le stampanti di 3D si fa di tutto, pare che in pochi anni rifioriranno gli artigiani come una volta, ma in versione 2.0. Quanto all'edilizia, un paio di anni fa era spuntata (vista con i miei occhi alla Maker Faire 2015 di Roma) un'attrezzatura, grandicella per la verità, che stampava in autonomia mattoni o semilavorati simili, fino a realizzare intere murature. Ma una casa completa, nel senso di piccola unità residenziale indipendente, non si era ancora vista. L'azienda russa Apis Cor è riuscita a stampare in tempi brevissimi muri esterni e pareti divisorie: un intero involucro edilizio autoportante con superficie utile di 38 mq. Il design è insolito e accattivante, dato che la pianta è circolare. Ma non ci sono restrizioni sulle geometrie, le piante tradizionali rettangolari possono essere realizzate senza problemi.

La casa è stata costruita nel periodo più freddo dell'anno. Ciò ha aggiunto una buona dose di complessità ai partecipanti al progetto, visto che l'uso del calcestruzzo da stampa era previsto per temperature superiori a 5°. I sovietici non si sono persi d'animo: hanno circondato la zona lavori con una tenda speciale che ha fornito la temperatura sufficiente. Tuttavia i tecnici pensano già a nuovi materiali,  come i geopolimeri, grazie ai quali si stamperanno case a prescindere dal clima. Il costo di costruzione, comprensivo di finiture interne ed esterne, è stato pari a circa 10.000 €, ossia 263 € al metro quadrato, bazzecole rispetto ai costi attuali degli immobili, soprattutto se si tiene conto che in questo caso i fornitori hanno usato materiali di altissima qualità, e che la costruzione di per sé ha una forma non comune. Pertanto il costo potrebbe ancora scendere.   

Anche il sistema di isolamento è costruito con tecnica tridimensionale, utilizzando materiali molto innovativi. Il tetto è piatto, ma comunque in grado di resistere efficacemente a carichi quali una spessa coltre di neve e di rispettare i comuni requisiti di durabilità. La copertura è realizzata attraverso speciali membrane polimeriche. Naturalmente non mancano tutti i confort, compresa una gigantesca TV da 78". Certo in 38 mq sarà difficile guardarla alla distanza giusta (n.d.r.). La cosa forte è che, essendo la TV a schermo curvo, il muro è stato stampato con un raggio di curvatura che li fa combaciare perfettamente. 

Una caratteristica distintiva della stampante è il suo design, che ricorda la classica gru a torre, in modo da eseguire il processo di stampa sia all'interno che all'esterno della costruzione. La stampante ha piccole dimensioni, altezza fino a 3m e sbraccio fino ad 8m, quindi facilmente trasportabile, e non richiede una lunga preparazione prima dell'inizio lavori, dato che possiede un sistema di allineamento orizzontale ed è dotata di stabilizzazione automatica. Il processo di stampa è robotizzato quasi completamente, eliminando al massimo il rischio di errori umani. Ed anche di pericoli. 

Se il futuro edile sarà questo, ci scorderemo quindi dei cantieri con tempi lunghi, di scatole di formatura per le colate di cemento, degli operai in giro per l'Italia sui furgoni, ma anche dei famigerati anziani che commentano l'andamento lavori. Oppure no, si aggiorneranno e diranno la loro anche sulla stampa 3D. Evviva la terza età.




mercoledì 2 marzo 2016

La stampa 3D può aiutare i non vedenti


Tra i settori tecnologici a più rapida crescita, la stampa 3D si è diffusa al grande pubblico solo pochi anni fa, anche grazie alla passione degli artigiani digitali. Con essa si possono creare oggetti di plastica personalizzati, usando un pc ed una stampante speciale, spesso a partire da materiali riciclabili su base vegetale. La formula vincente dipende senz'altro da due fattori: semplice modalità di programmazione, adatta a tutti quelli che masticano un po' di "informatichese", e la possibilità di creare un oggetto su misura. Ma, come tutte le tecnologie innovative, se porta anche vantaggi alle persone con disabilità, migliorandone la qualità della vita, il risvolto umano e sociale può dare vera luce al successo.

All'istituto Hasso Plattner di Potsdam, in Germania, stanno ultimando il progetto denominato Linespace, composto da un grande plotter che utilizza un estrusore per la stampa 3D per creare disegni tattili, come ausilio ai non vedenti. Linespace risponde ai comandi vocali dell'utente costruendo delle linee, aperte e chiuse, di varia forma, su una superficie di 140 × 100 cm posta in verticale, che poi possono essere interpretate dall'utente stesso mediante il tatto. L'estrusore, la testina della stampante 3D dalla quale fuoriesce il filamento caldo di materiale plastico, deposita uno strato, seguendo il percorso preprogrammato o quello desiderato dall'utente, il quale ne sente poi la forma tracciata, risalendo al disegno o all'informazione che ne scaturisce. Vi è anche una telecamera che rileva i punti toccati dall'utente, quelli già tracciati o altri dove egli desidera far continuare il lavoro al braccio automatizzato dell'estrusore. Unico problema, al momento, l'impossibilità di cancellare i disegni già fatti, come se fosse una normale lavagna; sembra però che i progettisti tedeschi stiano  lavorando ad una versione "autopulente".

Come dicevamo, nell'accezione comune la stampa 3D non è un procedimento molto complicato. Così Jason Walker, un papà statunitense, ha deciso di progettare e stampare diversi oggetti comuni per Layla, la sua bambina non vedente, così da per renderla più partecipe della vita di tutti i giorni. Alcune cose che lei non riesce a percepire con la vista non si possono analizzare neanche con il tatto, sia oggetti molto grandi nella loro interezza, un armadio ad esempio, sia le forma di entità meno tastabili che gli occhi però individuano facilmente: la California, lo stato in cui vivono. Così suo padre gli ha donato la possibilità di capire come sono fatti, stampandone dei modellini in scala. Per chi possiede delle disparità sensoriali il prodotto plastico diventa un modo di stare con gli altri, di condividere giochi e sensazioni. Jason crea gli oggetti che possono piacere alla sua piccola, ma succede anche che Layla sia in grado di comunicargli qual è la forma che più le aggrada. Le dita diventano occhi, collegano la mente al mondo reale e riescono, tramite il papà e la sua stampante 3D, a modellarlo come il suo cervello vuole. Great ! direbbero gli anglofoni.

E' successo diversi anni con dei mouse specifici: chi non aveva un uso normale delle mani poteva impartire comandi al pc e farne un uso pressochè normale. Poi si è passati alle comunicazioni, ai social, dove lo scambio virtuale è avvenuto ed avviene con periferiche dedicate. Ma anche a ragazzi che lavorano grazie ad ausili simili, permettendo loro di creare del software. Adesso la stampa 3D, per quanto differente in modalità ed obiettivi, consente di rendere meno difficoltose alcune situazioni di vita reale. Di sicuro, senza applicazioni pratiche e quotidiane, certi ritrovati tecnologici passerebbero subito nel dimenticatoio: importante quindi la loro valorizzazione nel sociale, che può fare da boomerang per ulteriori sviluppi.