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giovedì 8 giugno 2017

La scuola di ieri e di oggi


E’ arcinota ai più la “filosofia” di vita secondo cui sono cambiati i tempi. Se così è, anche la scuola rientra in tali nuove modalità di intendere l’esistenza. Ricordo ancora con un sorriso quando mia madre, insegnante elementare fino al '94, rientrava da scuola e ci raccontava di alcuni aneddoti tra il curioso e il grottesco. Riguardo alle distanze da tenere con gli alunni, lei aveva un profilo medio: non li terrorizzava ma qualche volta si faceva rispettare. Una maestra del mio stesso istituto, ad esempio, per non aver ottenuto da nessuno il nome di chi aveva lanciato una gomma nell’occhio di una bambina, fece uscire tutti un’ora più tardi, avendo cura di bacchettare per bene i palmi delle mani degli allievi.

No, non sono andato alla scuola degli orrori. Era la norma, lo sapete anche voi. E sapete pure che siamo cresciuti (quasi) bene. Dignitosamente, in altre parole. Di più, le mamme di quelli disattenti o poco volenterosi davano carta bianca ad alcuni insegnanti sulle maniere forti da usare con i figli. Sembra un altro mondo rispetto ad oggi. Perché oggi basta uno sguardo appena cattivo del docente per far scatenare le invettive dei genitori, qualche volta si passa alle minacce o addirittura alle vie legali. Ma si può anche comprendere come chi sta al di qua della cattedra possa perdere facilmente la pazienza. Era più giusto prima oppure adesso? La forza educativa della scuola si è sciolta come neve al sole o si sono rammolliti padri e madri ponendo una campana di vetro sugli epigoni, e guai a chi li tocca ? Répondez, s’il vous plait.

Provo a fare qualche ipotesi. Gli scolari di ieri sono diventati i genitori di oggi. Siamo cresciuti e diventati persone di buona cultura, di discreta intelligenza (suvvia, voglio essere ottimista per una volta); nel frattempo sono numericamente diminuiti i nostri figli, nei quali ci rispecchiamo e cerchiamo di dar loro il massimo, anche più. Era così anche 50 anni fa, ma qual era questo massimo? Avendo origini “terroniche” ho sempre visto la vita come qualcosa di costruito con tanta fatica, con risparmi e sacrifici, per cui mediamente i desideri dei pargoli di allora erano difficili da esaudire. Diversi genitori non avevano modo, capacità e conoscenza per seguire i figli negli impegni scolastici, che quindi erano spesso disattesi. Si vedeva quindi nella scuola una sorta di istituzione  sacra, a cui affidare crescita, educazione, saper fare, e così via. Non era possibile mettere in discussione maestro o maestra (parlo del docente unico) e dunque, a fronte di un torto da questi subìto, valeva la parte negativa del detto “mazz e panell fann l figgh bell” ...

Cos’è successo negli anni a seguire? Semplice, il sapere aumentato di padri e madri, o presunto tale, ha cambiato l’ottica. “Come, mio figlio che è così (bello ed) intelligente, solo per un errore di distrazione deve essere rimproverato dalla prof di matematica, che magari insegna pure per raccomandazione?” (il trionfo dei luoghi comuni). Si è realizzato uno zoccolo duro sul nulla o quasi, sul fatto che un sottile modernismo spinto avrebbe dovuto portare tutti ad essere migliore di tutti. In questo senso i genitori stessi si sono evoluti così tanto (immaginatelo almeno un momento) da capirne più dei docenti, e quindi sono fioccate le affermazioni tipo “Come si permette di dire che mia figlia non ha capito la lezione? Perché a parità di intelligenza ed impegno (a saperli misurare...) il mio ragazzino ha avuto 6 e quell’altro 8?” Sicuramente la colpa è del docente che non ha saputo imprimere le giuste traiettorie mentali e quindi l’alunno non ha colto il profondo significato delle parole che ascoltava con scrupolosa attenzione....

Insomma, si è creata una sorta di rivalità tra genitori ed insegnanti, dove l'oggetto del contendere sono i figli/scolari i quali, posti al centro dell'attenzione, non hanno fatto altro che peggiorare. D'altro canto, giusto per spezzare una lancia a favore della mia categoria, probabilmente la scuola nel tempo non ha conseguito l'evoluzione necessaria ad adeguarsi a certe rinnovate mentalità: voglio dire che, oltre alle LIM e alle Invalsi, ci si attendeva una maggiore maturità nella gestione dei ragazzi. Gestione complessa, come abbiamo già sottolineato, perché qualche buontempone di genitore si è dedicato meno all'educazione dei figli e più al suo modo di apparire. Quegli stessi, in pratica, che hanno cominciato a mettere in dubbio l’istituzionalità della scuola, non considerandola più come un valore inviolabile, utile all'alfabetizzazione delle masse e quindi al miglioramento della società.

Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma mi fermo qui. La mia è solo una delle possibili spiegazioni, il punto di vista di un padre che, pur con i suoi difetti, nota con rammarico un cambiamento in questo settore, nel rapporto tra famiglia e scuola. Ma che ha notato anche una discutibile qualità degli istituti con cui fin'ora si è confrontato, sia nel privato che nel pubblico. Per finire, è doveroso sottolineare che sta alla intelligenza e alla sensibilità delle persone, tra le mura domestiche e quelle scolastiche, portare avanti il miglior progetto per gli uomini di domani. Non basta quindi il titolo di padre/madre o di docente per riuscirci.



(si ringrazia il sito http://www.dnaindia.com per la gentile concessione della foto)

lunedì 24 aprile 2017

Vecchi casi scientifici da rianalizzare


Il passato è un grande maestro. Tranquilli, non sto iniziando un trattato di filosofia della strada, nemmeno mi è presa la classica botta di nostalgia dovuta all'età. è che alle volte ci si imbatte in ricerche, o in ricercatori, che hanno fatto degli approfondimenti ancestrali la loro missione. Capita infatti a due studiosi, un po' scienziati ed un po' investigatori, che frugando in alcune pieghe del tempo trascurate, ci possono far riflettere su un tema imprescindibile come quello della salute.

Il professor Ramsden, del National Institutes of Health, ha portato alla luce dati grezzi da uno studio di 40 anni fa, secondo cui non è vero che mangiare grassi animali al posto di quelli vegetali può far male al cuore. Di studi che fanno da bastian-contrario ai dogmi della nutrizione salutare ce ne sono diversi, ma questo è apparso veramente rigoroso. Secondo il professore, la sua scoperta e l'analisi dei relativi dati perduti sono un classico esempio di come la mancata pubblicazione di certi risultati scientifici possano cambiare la realtà, o almeno la sua percezione. E non è un'affermazione da sottovalutare, pensando a come certe multinazionali siano potenzialmente in grado di dirigere le ricerche a loro favore.

I dati erano stati raccolti dal dottor Frantz della Università del Minnesota, mediante 9.423 pazienti di ospedali psichiatrici, con età dai 20 ai 97 anni. I partecipanti erano stati casualmente assegnati in parte ad un gruppo con dieta standard, a base di grassi animali, quindi saturi, in parte ad un gruppo in cui gli oli vegetali avevano sostituito circa la metà di quei grassi saturi. Un tale studio, detto "controllato randomizzato", genera risultati più obiettivi rispetto agli studi cosiddetti "osservazionali", in cui i volontari mangiano quello che hanno scelto, preferendo così ciò che pensano gli faccia più bene, in funzione del proprio stato di salute. I dati finali, ritrovati su vecchi floppy disk, evidenziavano una distinzione meno netta tra grassi saturi e polinsaturi (quelli degli omega-3, per esempio), relativa ai loro effetti dannosi sulla salute e, in special modo, sul buon funzionamento del cuore.

Si stima che circa 700.000 persone muoiono ogni anno nel mondo per infezioni resistenti ai farmaci. Se la situazione non cambia, si potrebbe arrivare addirittura a 10 milioni di persone l'anno entro il 2050. La dottoressa inglese Erin Connelly, dell'Università di Nottingham, lavora da tempo per scovare antichi testi medici e per riproporre ai giorni nostri strategie farmacologiche datate, con le dovute correzioni. Fa parte di un team di ancientbiotics (termine difficile da tradurre in italiano, letteralmente anticobiotico - e non antibiotico), composto da medievalisti, microbiologi, parassitologi, farmacisti di tutto il mondo.

Nel 2015, il gruppo guidato dalla Connelly ha pubblicato uno studio pilota su una ricetta di circa mille anni fa, chiamata collirio di Bald, tratto da un vecchio testo medico inglese, destinato a curare l'orzaiolo. Una causa comune di queste infezioni agli occhi è il batterio Staphylococcus aureus, attualmente resistente a diversi antibiotici. Le infezioni da stafilococco portano a cronicizzazione di ferite gravi e croniche, a sepsi e a polmonite. Il collirio di Bald contiene vino, aglio, cipolla (o porro) e bile bovina essiccata (prodotto che gli inglesi sintetizzano col nome oxgall). In poche parole, un intruglio vomitevole. La ricetta prevedeva il riposo degli ingredienti miscelati in un recipiente di ottone per nove notti, prima dell'uso. Applicando le medioevali istruzioni, i ricercatori hanno ottenuto un potente agente antistafilococco, che ha ucciso in più prove una matrice di batteri in vitro; ha inoltre debellato infezioni presenti su ferite croniche nei ratti.

La ricetta è stata provata in più modi: ha funzionato solo se seguita alla lettera. A testimonianza di quale efficace e lunga sperimentazione vi era alla base. Insomma, un vero portento, specie se pensate con quali mezzi rudimentali era stata ottenuta. Ce ne saranno altre da cui possiamo attingere? Per giungere a risultati concreti e ripetibili è necessario raccogliere molti dati. Ma è quello che stanno facendo gli ancientbiotics del caso. Con una banca dati sempre in aggiornamento, potrebbero venir fuori nuovi farmaci alla base di moderni antibiotici. é inutile dire come questa revisione del passato rappresenti una sorgente di informazioni con contributi interessanti per la medicina moderna.

Guardare avanti, dunque, va sempre bene, ma costruire il futuro senza aver completamente sviscerato il passato, nel bene e nel male, non è affatto una buona abitudine. Vale in generale ma anche, in particolare, per le scienze applicate.